Mons. Timothy Verdon

"Immagine e Parola: il Verbo visibile" - Lectio Magistralis
24 settembre 2011, ore 21.00 - Basilica Antica

Sabato 24 settembre Mons. Timothy Verdon, storico dell’arte e direttore dell’Ufficio dell'arte sacra e dei beni culturali della Diocesi di Firenze, nell'incontro previsto ad Oropa ha illustrato il rapporto tra Immagine e Parola.
Di origine statunitense, Mons. Verdon è uno storico dell'arte formatosi alla Yale University. Dal 1994 è sacerdote a Firenze e nel 2010 ha ideato e organizzato la mostra “Gesù. Il Corpo, il Volto nell'arte”, nelle scuderie monumentali della Reggia di Venaria Reale a Torino.
Gli atti con la lectio magistralis Di Mons. Verdon e di Padre Samir Khalil sono disponibili al costo di Euro 5,00.
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Immagine e Parola: Il Verbo visibile
Facendosi carne, il Verbo di Dio si è reso visibile. E anche se l’affermazione esplicita che in Gesù Cristo “il Verbo si fece carne” appartiene ad uno solo dei vangeli (cf. Gv1,14a),  in tutti e quattro i testi evangelici il messaggio è così concreto da diventare, nella vita dell’ascoltatore o lettore, presenza quasi ‘incarnata’. Dalle pagine del Nuovo Testamento emerge soprattutto la figura di Gesù, toccando l’immaginario in un modo vitale ed illuminante, come precisa ancora il quarto vangelo quando afferma che “in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv1,4).  Un altro testo giovanneo aggiunge che nell’incarnazione del Verbo “la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza” (1Gv1,2), lasciando capire che questa percepibile presenza nei vangeli non è solo un fatto intellettuale – un’intuizione etica o morale – bensì la traduzione in parole di una previa esperienza personale che era anche visiva. Le immagini sacre, pur basandosi sulle parole scritte, infatti evocano quella previa esperienza, aiutando a radicare le fede nella vita vissuta. Ecco perché, trattando del compito di testimoniare oggi Colui che  si rende visibile nei vangeli, Giovanni Paolo II  rammentava anche la “immagine del Cristo docente, maestosa insieme e familiare, impressionante e rassicurante… disegnata dalla penna degli evangelisti e spesso evocata in seguito dall’iconografia sin dall’età paleocristiana, tanto è seducente” (Catechesi tradendae, 1).

Come suggeriscono le parole “in seguito” nel testo del pontefice, questo passaggio da un’immagine letteraria “disegnata dagli evangelisti” ad immagini pittoriche e plastiche ha richiesto tempo, e fu solo nel IV-V secolo che l’arte cristiana riuscì a definire un linguaggio tutto suo, svincolato dal sistema formale dell’arte classica. Per la tradizione popolare, invece, le due realtà – l’immagine letteraria e quella artistica – sarebbero nate insieme, almeno nel caso di uno degli evangelisti, san Luca. Secondo la tradizione, Luca era lui stesso pittore, ed è questo il senso di una celebre tela del maestro cretese Domenico Theotocopoulos, emigrato in Spagna nel 1576 e noto come ‘El Greco’. In questo dipinto, conservato nella Cattedrale di Toledo, il libro che l’evangelista sta mostrando è adorna di un’immagine a tutta pagina della Madonna col Bambino; san Luca ha in mano un pennello, non una penna da scrivano, e concludiamo che ha appena finito di dipingere l’immagine, che - posta a destra dell’apertura -, attira l’attenzione più della pagina scritta, a sinistra; leggiamo da sinistra a destra, e così qui l’immagine diventa in qualche modo ‘meta’ della nostra lettura, come se, leggendo, le parole si fossero incarnate davanti ai nostri occhi! All’epoca dell’esecuzione della tela poi - come del resto oggi – l’usanza editoriale era di situare eventuali illustrazioni a sinistra, non a destra del testo, così che l’inversione di questa prassi qui sottolineava l’importanza dell’immagine. Lo sguardo interiore dell’evangelista, infine, nonché il pallore del suo volto e l’eleganza delle mani e dita affusolate evocano il clima spirituale che la tradizione bizantina, in cui El Greco era nato e cresciuto, associa con la pittura sacra.

Una seconda osservazione nasce dal dipinto di El Greco.  Sia evangelisti che artisti hanno lavorato nella Chiesa e al servizio della Chiesa, i loro ‘prodotti’ vanno evidentemente interpretate nel contesto ecclesiale. Nel Nuovo Testamento, però, la Chiesa non viene presentata come un’istituzione bensì come una comunità umana e perfino come una ‘persona’, la ‘Domina’ o ‘Signora Chiesa’ (Ap22,17; 2Gv,1). Anche nell’arte viene ‘personificata’; nei rotoli dell’Exultet, ad esempio, la Mater Ecclesia viene raffigurata come -una donna vista nell’atto di sostenere la volta di un tempio affollato dei suoi figli; l’immagine corrisponde alla frase d’apertura dell’inno, che invita la ‘Madre Chiesa’ a esultare, insieme alla Terra,  per il trionfo di Cristo: “…Gaudeat se tantis tellus inradiata fulgoribus, et aeterni regis splendore lustrata, totius orbis se sentiat amisisse caliginem. Laetetur et Mater Ecclesia, tanti luminis adornata fulgore, et magnis popolorum vocibus haec aula resultet…”.  Tutto questo per dire che sia le Scritture che l’arte sacra vanno lette all’interno del rapporto sussistente tra la Madre Chiesa e i cristiani suoi figli: un rapporto personale caratterizzato dall’amore materno e contrassegnato dall’esultanza.
Scopo della conferenza è l’illustrazione di queste tesi.

Mons. Timothy Verdon - Biografia
Nato nel New Jersey nel 1946, Mons. Verdon è uno storico dell'arte formatosi alla Yale University. Vive in Italia da più di 40 anni e dal 1994 è sacerdote a Firenze, dove dirige l'Ufficio diocesano per la Catechesi attraverso l'arte, nonchè l'Ufficio dell'arte sacra e dei beni culturali. Autore di libri e articoli in italiano e inglese sul tema dell'arte sacra, è stato Consultore della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e Fellow della Harvard University Center for Renaissance Studies; tuttora insegna presso la Stanford University e la Facoltà Teologica dell'Italia Centrale. Scrive regolarmente per la pagina culturale dell'Osservatore Romano e nel 2010 ha ideato e organizzato la mostra “Gesù. Il Corpo, il Volto nell'arte”, nelle scuderie monumentali della Reggia di Venaria Reale a Torino. Mons. Timothy Verdon è anche Presidente della Commissione per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso dell'Arcidiocesi fiorentina. Risiede a Firenze dove è canonico della Cattedrale e membro del consiglio d'amministrazione della fabbriceria.
Ulteriori informazioni al sito: www.timothyverdon.com

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