La Parola del Rettore

MadonnaIn questa settimana la chiesa ci ha fatto rivivere la passione di Gesù per noi, lo abbiamo acclamato, lo abbiamo portato...

in piazza, lo abbiamo giudicato, lo abbiamo tradito, lo abbiamo aiutato a portare la croce , gli abbiamo asciugato il volto, lo abbiamo inchiodato, insultato, gli abbiamo chiesto di ricordarsi di noi, ci siamo sentiti perdonati, lo abbiamo trafitto con la lancia, lo abbiamo pianto, lo abbiamo staccato da quella croce, lo abbiamo adagiato nel sepolcro e abbiamo chiuso la pietra.

In questa notte la Chiesa, erede di quelle donne in quella mattina di duemila anni fa, ci ripete l’annuncio inaudito:
Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto… non vi ricordate?.... ve lo aveva detto! (Cfr. Lc 24,5-6)

E noi, ancora una volta, siamo messi davanti alla stessa scelta degli apostoli, esattamente come 2000 fa in quella incredibile mattina.

No! Non crediate che sia diverso, non pensate che sia una finzione teatrale quella che stiamo facendo, “…. perché tanto la risposta la sappiamo”. Noi abbiamo fede!
Anche per noi, invece, queste parole possono essere dei “vaneggiamenti di donne” (Cfr. Lc 24,11). Oh certo, nessuno di noi lo direbbe così! (anche se, fuori da questa chiesa, per le strade, nel “mondo” potrebbero essere esattamente queste anche le parole), ma anche per noi, la questione non è risolta

Perché per comprendere davvero cosa significhi che Cristo è risorto, cioè che è vivo, ora, qui, e per sempre, occorre che ci accorgiamo di un dramma profondo in cui è immersa la nostra esistenza.
Ma davvero si può vincere la morte? Ma davvero tutto non sparisce nel nulla? Davvero prima o poi le cose non finiscono e non sono dimenticate?

Chi ha vissuto in questo anno la perdita di una persona cara, chi sta combattendo contro una malattia che può essere fatale, mi capisce bene. Capisce che non si tratta di una “favola” o di una cosa che “sappiamo già”.
C’è qualcosa che regge l’urto del tempo che passa e che demolisce tutto e tutti? Davvero? 

Tanto meno la vita ci permette il lusso di distrarci da questo dramma e tanto meno quello che celebriamo sarà un rito esteriore, e tanto più sentiamo l’urgenza di questa domanda: 
ma c’è qualcosa che regge l’urto del tempo? 

Allora, e solo allora, l’annuncio delle donne, l’annuncio della Chiesa di questa notte, costituisce veramente qualcosa di interessante per il dramma della vita. 
Proprio in questi giorni, davanti ai nostri occhi è accaduto qualcosa che non ci ha lasciato scampo; è come se la realtà, come una spada, un fioretto, schivando le nostre parate, avesse raggiunto la carne e ci avesse ferito. “Touchés”, si dice.

Parlo di Notre Dame. 

Quando l’abbiamo vista bruciare di un fuoco che non voleva spegnersi, e davanti ai nostri occhi pareva scomparire. È stato impressionante, prima di tutti i commenti che poi hanno segnato le differenze, prima che le nostre difese sapienti e ideologiche ci permettessero di cercare di ripararci dalla ferita, tutti abbiamo accusato il colpo e tutti abbiamo sentito emergere dal cuore un grande dolore; tutti! All’idea che Notre Dame potesse sparire per sempre … ci è emersa una nostalgia dal cuore, una nostalgia che proveniva dal profondo di noi. Una nostalgia quasi inspiegabile.

Di cosa si trattava? Credenti, non credenti, francesi o no, forse molti nemmeno l’avevano vista di persona, eppure, questa paura di perderla…. Questa nostalgia, Ma cos’erano?
Quello che bruciava davanti ai nostri occhi era il simbolo del nostro desiderio che qualcosa rimanga nel tempo, che il tempo non si porti sempre via tutto.

Se sparisce ciò che, almeno per un po’, vincendo il tempo, ci giunge dal passato, vuol dire che nulla regge l’urto del tempo; e ci ritroviamo come sospesi su un abisso alle spalle e davanti. Impietosamente messi davanti al nulla da cui proveniamo. “Ma allora anch’io, anche tutti coloro che amo, tutti!, non siamo nulla; tutti e tutto finisce nel nulla, in fumo
Quella notte sono emerse in noi la paura del nulla, della morte e l’infinita nostalgia di qualcosa che ci aiuti a vincerla.

In questo mondo esiste qualcuno che sappia vincere il nulla che divora ogni cosa?
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano a esse…. Pietro tuttavia si alzò e corse al sepolcro” (Cfr. Lc 24,11-12)

Anche noi vogliamo essere qui, questa notte, come lui.

Omelia Veglia di Pasqua 2019
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