La Parola del Rettore

MadonnaCarissimi pellegrini ed amici di Oropa,
Si sta concludendo l’Anno Santo straordinario della Misericordia …

Non ho nemmeno finito di scrivere questa frase che già me ne sono pentito. Innanzitutto perché sarebbe più giusto capovolgere i termini e mettere per primo l’aggettivo: “lo straordinario Anno Santo della Misericordia”; e poi perché quel verbo “concludere”  comunica un’idea non vera rispetto a tutto ciò che è cominciato ad accadere e a riaccadere in questo anno. Un po’ come se dicessimo di un bambino appena nato che se n’è conclusa la nascita. Infatti per molte persone e per molte realtà, non solo non si è concluso un anno, ma è cominciato, o è ricominciato, un nuovo rapporto con la fede, con il Signore e, spesso, con la Chiesa.

Naturalmente è impossibile conoscere il cammino interiore che hanno percorso milioni di persone qui ad Oropa, come in tutte le parti del mondo, lungo quest’Anno, ma alcuni segni chiari ed inequivocabili sono accaduti davanti agli occhi di tutti. Oltre alle confessioni, matrimoni, colloqui personali, iniziative personali e comunitarie, ecc, mi sembra che ciò che è accaduto sia stato un nuovo modo di vedere e trattare la Chiesa e ciò che essa rappresenta. Oso dire che questo Giubileo ha fatto sì che moltissima gente si sia sentita meno giudicata e più “ascoltata” e quindi più accolta da essa.

Mettere al centro della vita della Chiesa la Misericordia ha scosso la vita di molti, ha insinuato la possibilità di riaprire porte che si pensavano chiuse per sempre, ha soffiato sulle braci di una speranza che sembrava essersi spenta e che invece covava ignorata sotto cumuli di pregiudizi o di brutte esperienze.

Evidentemente non si può parlare di questo Giubileo senza collegarlo a filo diretto con Papa Francesco, il suo magistero fatto di parole, ma soprattutto di segni , semplici ma diretti e, a volte, anche “spiazzanti”, hanno segnato il passo e il ritmo di questo Anno Santo. 

Dall’apertura “anticipata” della prima Porta Santa nel cuore del Continente più povero del pianeta, all’incontro con il Patriarca di Mosca a Cuba (a Cuba!), passando per migliaia di piccoli segni di riconciliazione ed apertura, come la lettera ai Cinesi in occasione dell’inizio del loro anno civile, fino al viaggio in Svezia per il dialogo con i luterani, il Papa ha sospinto la Barca di Pietro con il suo esempio. E questo, ha certo spiazzato molti, anche tra i cattolici, ma, di fatto, ha sorpreso positivamente quel mondo che pensava di non aver più nulla da spartire con la Chiesa. 

Come ripete spesso Papa Francesco, siamo di fronte ad una rivoluzione vera e propria, un cambiamento d’epoca (e non solo un’epoca di cambiamenti) ed è davanti ai nostri occhi, che ci piaccia o no (e lo abbiamo già detto e sottolineato più volte); ma quello che, a mio avviso, è accaduto in questo Anno Santo della Misericordia, e che il magistero di Papa Francesco ci testimonia, è il fatto che abbiamo potuto riscoprire che Gesù Cristo è una Persona viva. Una persona viva  che cammina con noi nella storia, in questa nostra storia. 

Il Cristianesimo, che forse ci eravamo abituati a pensare che fosse riducibile ad un messaggio da annunciare, uno stile da diffondere, una morale da seguire e, soprattutto, qualcosa da imparare (e che, naturalmente, noi avevamo già “imparato”), si è rivelato, come ci aveva detto fortemente Papa Benedetto, quello che invece è: una Persona viva. E come ogni persona viva, cambia e adatta il suo modo di relazionarsi, di presentarsi, di vivere con il passare degli anni e a seconda del contesto in cui agisce. Non cambia la propria natura, ma  rimanendo coerente con sé, cambia il suo modo di relazionarsi, di parlare e anche di agire. E’ sempre stato così: in alcuni momenti della storia è stato necessario sottolineare alcune cose, in altri difenderne o proporne delle altre. Così come duemila anni fa parlava in un certo modo con i Farisei e i venditori del Tempio e in un altro con le prostitute e i pubblicani, così, oggi, Gesù parla e si rapporta con i suoi contemporanei di oggi in un modo diverso dai contemporanei di cento anni fa. Anzi, gli aspetti più certi e chiari della fede, i dogmi, la Chiesa li ha riconosciuti e definiti proprio nel continuo confronto (a volte scontro) con la mentalità e la cultura dei tempi che percorreva. Per la necessità di spiegarsi meglio, di chiarire ciò che poteva essere modificato e ciò che invece doveva essere difeso, la Chiesa, cioè Gesù nella storia, ha dovuto fare lo sforzo di cambiare e adattare il suo linguaggio, il suo atteggiamento a seconda degli interlocutori. 

Se si trattasse di un insieme di postulati e di convinzioni, il cristianesimo sarebbe già morto e sepolto dalla storia, invece si tratta di partecipare all’Avventura di una Persona che, resuscitata dalla morte, attraversa i secoli senza paura di niente e di nessuno. Troppo spesso forse, quando usiamo la parola “Vangelo” intendiamo una serie di credenze e convinzioni, mentre si tratta dell’annuncio commosso e grato del fatto che Cristo è vivo e che, quindi, … vive.

Perdonatemi se con queste parole sono andato ben oltre al fatto del Giubileo della Misericordia, ma, per quello che di cui sono stato testimone, sono convinto che quest’anno abbia dimostrato che siamo davanti ad una grande occasione per la Chiesa e che si possono aprire anni realmente interessanti e affascinanti per la nostra fede.

Certamente, come ci ha già detto Gesù, non si mette vino nuovo in otri vecchi, e il cristianesimo, cioè la sua presenza è sempre nuova, sempre spiazzante ed essere disponibili a cambiare gli schemi, le abitudini, le strutture è una vera sfida e non permette mai di starsene tranquilli. 
Si è chiusa la Porta Santa e si è spalancato un cammino e se questa è una grazia per tutta la Chiesa, per quella porzione di popolo di Dio che vive a Biella c’è, se così possiamo dire, una Grazia nella Grazia. 

“Come continuare l’anno della Misericordia?” mi è stato domandato. Noi biellesi abbiamo un appuntamento che la storia ci consegna proprio in questo momento per continuare il cammino dell’Anno Santo: l’Incoronazione della Regina del Monte di Oropa nel 2020. 

Non voglio ripetere quanto ho già scritto nel numero precedente dell’Eco del Santuario di Oropa, ma mi preme sottolineare qui la profonda sintonia tra il cammino che come Chiesa abbiamo annunciato voler fare verso questo appuntamento secolare e questo momento della storia della Chiesa. 

Un Anno Giubilare della Misericordia che ha “spinto” fortemente la Chiesa a “uscire” verso le “periferie”, un Papa così “rivoluzionario” il cui Magistero è ben esplicitato dall’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium sono certamente elementi molto significativi per il cammino verso il 2020, perché  in quell’anno a incoronare la Madonna sia una Chiesa biellese rinnovata da Colui che, vivendo, continua a percorrere la nostra storia.
 

Il Rettore
Don Michele Berchi




 
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