Visita guidata al Cimitero Monumentale

cimitero minSabato 21 luglio 2018 - ore 15.00
Visita guidata alle opere scultoree
Ritrovo al Cimitero Monumentale





cimiteroLRIl Cimitero di Oropa, situato accanto al percorso devozionale del Sacro Monte, è interessante per i suoi molteplici aspetti scultorei, architettonici, storici e affettivi. Costituito da un campo aperto delimitato da un porticato e dal soprastante bosco, ricorda l’assai più grande cimitero di Genova: non per nulla quello di Oropa è stato definito “la piccola Staglieno”.

Inaugurato nel 1877 su progetto dell’Ing. Camusso, il cimitero di Oropa presenta motivi di interesse sia per i personaggi ivi sepolti, sia per le opere di scultura, pittura e architettura che contiene. Qui riposano lo statista Quintino Sella, tre vescovi fra cui monsignor Giovanni Pietro Losana - il più famoso e benemerito fra coloro che ressero la diocesi di Biella - nonché prestigiosi imprenditori (da Oreste Rivetti a Riccardo Gualino), uomini politici, combattenti (come la Medaglia d’Oro Costantino Crosa), artisti (fra cui va annoverato il grande fotografo Vittorio Sella), scienziati e nobili biellesi.

Il cimitero di Oropa ci permette di seguire l’evoluzione della scultura italiana degli ultimi centotrenta anni: fra le notevoli opere di scultura si segnalano in primo luogo quelle del casalese Leonardo Bistolfi, capofila del Simbolismo italiano (tombe Canepa e Serralunga), e del lombardo Odoardo Tabacchi: due nomi di statura europea. Numerose le opere di artisti piemontesi e dei maggiori scultori biellesi: Giuseppe Bottinelli, Massimino Perino, Sebastiano Caneparo e Stefano Vigna.

cimiteroQLRIn campo architettonico, oltre al porticato semicircolare progettato dall’ing. Camusso, si osservano la piramide di sienite che contiene le spoglie di Quintino Sella, progettata da Carlo Maggia; la circolare edicola Gualino, dovuta allo scultore Pietro Canonica; la bramantesca edicola Ferrua, anch’essa circolare.

Ultimo, ma non trascurabile, motivo di interesse che il cimitero di Oropa presenta sono le epigrafi. Soprattutto le lapidi ottocentesche e quelle del primo Novecento ne sono ricche: esse raccontano al visitatore innumerevoli storie, a volte drammatiche (come per chi cadde sulle soprastanti montagne o per chi combatté) e a volte quiete (come per chi lavorò come apprezzato cameriere fin quando passò a miglior vita), e permettono anch’esse di gettare uno sguardo sulle abitudini e sulle idee di società che ci paiono oggi lontanissime.
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