Qui siete amati e prediletti

profughi minI profughi della Grande Guerra a Oropa
Mostra fotografica e documentaria
Presentazione Domenica 8 gennaio 2017 

Domenica 8 gennaio, alle ore 11.30, sarà presentata nella sala dottrina la mostra “Qui siete amati e prediletti”, dedicata ai profughi della Prima Guerra Mondiale che furono ospitati al Santuario di Oropa. 
A 100 anni di distanza, Oropa ripercorre, grazie al lavoro di ricerca svolto dal curatore Danilo Craveia attraverso “L’Eco del Santuario di Oropa” e l’archivio storico, i momenti che stravolsero la quotidianità laddove la guerra era percepita come “lontana”. Un percorso fatto di documenti e di immagini che, pur nelle evidenti e sostanziali differenze, non può non richiamare l'attenzione sulla più stretta attualità. 
 
Qui siete amati e prediletti 2Durante la Grande Guerra, dalla fine di giugno del 1915, il Santuario di Oropa fu luogo di ospitalità e rifugio per centinaia di profughi provenienti dalle zone di combattimento: dal Trentino Alto Adige a Gorizia, dal Veneto a Pola. Ai bambini furono assicurati vitto, alloggio e una scuola; mentre le donne e gli uomini in grado di lavorare, che non erano impiegati nelle industrie della città e delle vallate biellesi, furono destinati ad attività di manutenzione delle mulattiere della conca di Oropa.
 
Qui siete amati e prediletti 4"Qui siete amati e prediletti...” è un passaggio di un articolo apparso su "L'Eco del Santuario d'Oropa" del 1915 che riassumeva sia la disposizione d'animo di Oropa sia la necessità di rassicurare tanto i profughi quanto coloro che non li accettarono senza riserve.
In quegli anni, nel complesso santuariale e negli alpeggi circostanti, viveva una comunità composta da un centinaio di persone. Quando l’Italia entrò nella Prima Guerra Mondiale, il Santuario di Oropa si trovava in un momento particolare: pur godendo di una relativa stabilità grazie  alla consolidata presenza di pellegrini, agli sviluppi edilizi dedicati all’accoglienza turistica е soprattutto alla tramvia entrata in esercizio nel luglio del 1911, Oropa stava vivendo non poche difficoltà dovute al cantiere della Chiesa Nuova, enfatizzate dall'approssimarsi della quarta Centenaria Incoronazione del 1920.  
 
Qui siete amati e prediletti 1Oropa aveva sempre avuto un ruolo di rifugio nelle guerre che avevano coinvolto il Biellese nei secoli più lontani, come l'invasione spagnola del 1649, le guerre napoleoniche o quelle d’Indipendenza. 
Negli anni a venire Oropa mantenne questo ruolo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando ospitò fuggiaschi e sfollati dalle zone di combattimento; nel 1947 fu la volta degli italiani istriani in fuga dalle persecuzioni dei comunisti jugoslavi; nel 1951, in occasione dell'alluvione del Polesine, Oropa fu pronta a ricevere decine di persone che avevano dovuto abbandonare le proprie case. 
 
La mostra intende mettere in luce questo ruolo di rifugio in tutte le sue sfaccettature:
I bambini profughi a Oropa: le immagini e i documenti di quest’epoca drammatica pervenuti sino a noi illustrano o parlano quasi esclusivamente di quelle centinaia di piccoli sfollati di cui a Oropa ci si prese cura, facendo fronte alla priorità di dar loro asilo, ma anche un'istruzione che fosse cattolica e italiana a tutti gli effetti. 
La difficoltà dell'accoglienza: i profughi non erano attesi dalla comunità biellese; la guerra era lontana e la situazione degli sfollati non era così comprensibile. Quella gente era italiana, ma diversa, straniera e si presentava misera e povera nel territorio biellese, anch’esso misero e povero. Non fu facile far accettare la loro presenza e nemmeno gestire le differenze insite ai profughi stessi, divisi tra di loro tra etnie e nazionalità distinte e, spesso, in conflitto. 
Coloro che effettivamente operarono per l'accoglienza: i coniugi Vaciago "adottarono" i profughi (soprattutto i bambini) come loro figli e si prodigarono per migliorare la loro condizione a fronte delle ristrettezze economiche del Governo e del Santuario di Oropa. Don Pietro Angelo Boggio, vicerettore (poi rettore ad interim) di Oropa, si prodigò coprendo il ruolo di direttore della "Assistenza Profughi", una sorta di azienda creata ad hoc per gestire l’emergenza e la quotidianità di quella presenza straordinaria e travagliata. 
 
 
La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 17 nelle sale della dottrina del Santuario fino al 26 febbraio.
 
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