Don Michele Berchi

L’omelia del rettore

Mi giungono richieste da fedeli che, dopo aver assistito via web o via radio alla Messa quotidiana delle ore 8, vorrebbero poter rileggere il testo della mia breve omelia. La interpreto come la richiesta di ampliamento della rubrica “La parola del Rettore” e, visti i tempi eccezionali che stiamo vivendo, lo faccio volentieri.
È un piccolo contributo tra i tanti che, grazie a Dio, la Chiesa sta offrendo per vivere con fede questi tempi difficili.

Don Michele Berchi

Omelia del 2 aprile 2020
(Gv 8,51-59)

«Prima che Abramo fosse, Io Sono».

Questa formula, chiamiamola così, è definitiva e solenne, è il modo con cui Gesù svela definitivamente e senza ombra di dubbio la Sua autocoscienza, cioè dice agli altri, al mondo, chi è.

Questo è il modo con cui, solennemente, Gesù afferma di essere Dio. A noi forse non suona così chiaro, ma per un Ebreo di quel tempo questa affermazione non lascia alcuna ombra di dubbio: «Prima che Abramo fosse, Io Sono».

«Io Sono» è il nome che Dio stesso si è dato quando si è presentato a Mosè e quando gli ha promesso di liberarli dall’Egitto. E dire: «Prima che Abramo fosse, Io Sono» è proprio il modo con cui Gesù afferma di essere il Dio di Israele, Lui.

Altroché se si scandalizzano! Come si può affermare una cosa simile? Un uomo può dire di sé di essere Dio?

In teoria quell’affermazione è inaccettabile dall’intelligenza e dalla ragione dell’uomo. Da un certo punto di vista, la reazione, che è quella più che sdegnata – «raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui» – è comprensibile: come si può accettare che un uomo dica di sé di essere Dio? La nostra ragione si ribella a questo. Ma…. in teoria, totalmente in teoria! Perché quell’uomo arriva a quell’affermazione dopo tre anni in cui, giorno dopo giorno, ora dopo ora, ha come condotto tutti coloro che Lo conoscevano e Lo incontravano, in un modo di conoscere nuovo che aveva come ultimo passo proprio quell’affermazione lì. Sì, Dio non dice in teoria, non si fa conoscere in astratto e nei ragionamenti. Gesù non lo dice in teoria. Lo dice dentro alla realtà, davanti a loro, dopo che per anni li aveva provocati con la Sua presenza a chiedersi: “Ma tu chi sei? Ma come è possibile quello che accade davanti ai nostri occhi? Ma come fai tu? Da dove vieni? La Tua sapienza? I Tuoi miracoli? Tutta la Tua presenza non riusciamo a spiegarcela”.

Ecco, la spiegazione di quel giorno è la risposta a tutte quelle domande che per anni chi stava con Gesù continuava a farsi. La risposta, l’affermazione di Gesù di essere Dio, non avviene in astratto, non avviene nei pensieri, ma dentro la realtà. È dentro la realtà dove Dio svela di essersi fatto uomo, dove Dio ci tiene compagnia con la Sua presenza, in un modo che “in teoria” sarebbe impossibile da immaginare e da pensare, ma che invece, se apriamo gli occhi, si svela davanti a noi. È questa la forza di Dio, è questo ciò di cui abbiamo bisogno, non di un Dio in cui “tornano i conti” nei nostri pensieri, ma di Dio che si faccia carne, entri nella giornata di oggi, dimostri la Sua divinità, la Sua presenza in un modo inaspettato. No, non ci saranno mai sorprese nei nostri pensieri, saranno logici, giusti, inattaccabili, ma resteranno sempre pensieri.

Invece il Dio della storia ci sfida dentro la realtà e se c’è qualche sorpresa, e se c’è qualche salvezza, accadrà nella realtà e davanti ai nostri occhi. Non nella nostra testa. Per questo lasciamo che oggi il Signore ripeta a noi: «Io Sono», ma lo faccia dentro alla carne di questa giornata, dentro ai fatti; che Lui, che ci ha preso per mano da tempo, possa svelare la Sua divinità dentro la realtà di oggi.

Chiediamo alla Madonna di tenere occhi aperti, cuore disponibile per riconoscere Suo figlio che anche oggi compie quella promessa che abbiamo ascoltato nella Prima Lettura, quella promessa di rendere feconda la nostra vita in qualunque circostanza, dentro a ciò che è più contraddittorio. Non è nei nostri pensieri dove Dio si rivela, ma dentro questa giornata che si apre e che il Signore ci dona.

Continua a sostenere il Santuario e l’incessante preghiera alla Madonna di Oropa che sostiene tutti i suoi figli

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