Don Michele Berchi

L’omelia del rettore

Mi giungono richieste da fedeli che, dopo aver assistito via web o via radio alla Messa quotidiana delle ore 8, vorrebbero poter rileggere il testo della mia breve omelia. La interpreto come la richiesta di ampliamento della rubrica “La parola del Rettore” e, visti i tempi eccezionali che stiamo vivendo, lo faccio volentieri.
È un piccolo contributo tra i tanti che, grazie a Dio, la Chiesa sta offrendo per vivere con fede questi tempi difficili.

Don Michele Berchi

Omelia del 16 maggio 2020

(Gv 15,18-21)

«Faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato».

Mi colpisce questa conclusione inaspettata. La ragione della persecuzione che accompagna la Chiesa nei secoli, a partire da Gesù, dice Lui, è «perché non conoscono colui che mi ha mandato». È come se risuonasse qua, o come se ritrovassimo questa stessa ragione quando Gesù dalla croce dirà a Suo Padre, guardando chi Lo sta massacrando e torturando fino a morte: «Perdona loro perché non sanno quello che fanno». C’è come una pace e una serenità dentro, e allo stesso tempo un dolore, “perché non conoscono colui che mi ha mandato, non conoscono Mio Padre”, che è come una cifra, una caratteristica della Chiesa e dei cristiani, e dei cristiani perseguitati, fino ai martiri: questa pace e serenità, che non è un rispondere alla violenza con la violenza e alla guerra con la guerra, ma come una serenità e una pace dell’altro mondo. E un dolore verso chi commette queste violenze e perseguita la Chiesa, “perché non conoscono Mio Padre. Lo conoscessero!

Facessero l’esperienza che faccio Io! Non sarebbero così”.

Manteniamolo caro questo sguardo: è uno sguardo davvero divino, impossibile all’uomo, che è possibile solo a chi fa la stessa esperienza di Cristo, chi è tirato dentro alla stessa esperienza di Cristo. Questa capacità di perdono infinita e nello stesso tempo di struggimento, addirittura per chi fa del male, che solo Dio, solo Dio può introdurre nel mondo, che è l’unica speranza in questo mondo, ed è ciò che in fondo ha accompagnato la Chiesa negli anni, nei secoli, nelle persecuzioni, e che ha fatto sì che da quella violenza e da quella persecuzione sempre nascesse, rinascesse la Chiesa, più forte di prima.

Tutti gli Atti degli Apostoli raccontano questo, anche quel brano che abbiamo ascoltato della Prima lettura, di come San Paolo deve, come dire, sfuggire da una parte e dall’altra, proprio per questa persecuzione che lui stesso faceva prima della conversione.

Eppure proprio questo ha fatto sì che la Chiesa, e il cristianesimo e Cristo stesso arrivassero in tutte le parti del mondo già allora.

C’è una capacità di Dio davvero di tirar fuori addirittura dalla persecuzione il bene, la vita, il fiorire della Chiesa.

Ma questo criterio, questo sguardo nuovo, impossibile all’uomo e divino, ci è proprio regalato e consegnato questa mattina, anche come criterio con cui guardare le vicende di questo mondo, perché la persecuzione certo può essere cruenta, ma può anche essere a volte più sottile e più infida, e il mondo può combattere la Chiesa, magari in modalità che sono meno violente, ma con non meno cattiveria. Lo possiamo vedere anche in questi giorni: c’è un modo di trattare la Chiesa, di trattare i cristiani… – anche questa riapertura che, grazie a Dio, potremo vivere nelle nostre chiese -, ma abbiamo visto anche un certo modo di trattarli che si capisce, un certo odio, una certa distanza e un  relegarla a un ambito religioso fuori dal sociale, nonostante tutto quello che è successo in questi giorni, in queste settimane, in questi mesi. E così anche un modo – bisogna dirlo – con cui in queste settimane  sono trattate le scuole paritarie, (per la maggioranza sono cattoliche): messe da parte, abbandonate, lasciate a se stesse nonostante tutto il servizio che fanno per la società.

Ci sono molti modi di perseguitare la Chiesa. E il Signore ci dice queste cose, non per lanciarci a una guerra e a una violenza, ma, al contrario, perché non ci scandalizziamo, perché non perdiamo ciò che è nostro, che è questo sguardo e questo struggimento per stare dentro a questa società, anche quando perseguita la Chiesa, non mettendoci dalla parte di chi fa le guerre, ma con la certezza che tutto, vissuto stretti a Lui, porta alla vita, porta a un bene della Chiesa. Domandiamo di vivere così questo tempo, queste settimane, questi mesi e il tempo che verrà: da cristiani, con Cristo.

Continua a sostenere il Santuario e l’incessante preghiera alla Madonna di Oropa che sostiene tutti i suoi figli

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