Omelia del per la Festa della Dedicazione della Basilica di Santa Maria di Oropa
Carissimi fratelli e sorelle,
Distinte Autorità,
Cari confratelli nel ministero,
oggi celebriamo la Dedicazione della Basilica di Santa Maria di Oropa, una festa profondamente radicata nella storia e nella fede delle nostre comunità, e facciamo memoria delle centenarie incoronazioni dell’effigie della Vergine Maria, quale segno del nostro amore di figli verso la nostra Madre celeste.
Da secoli il Santuario di Oropa accoglie fedeli e pellegrini: uomini e donne, giovani, adulti e anziani, sani e malati, che qui portano gioie e dolori, speranze e fatiche, affidandoli a Dio attraverso Maria.
L’antifona d’ingresso con la quale abbiamo iniziato questa Santa Messa, propria di questa solenne ricorrenza, ci offre il significato più profondo della nostra preghiera. Essa costituisce una mirabile sintesi tra la missione di Maria Santissima e la missione della Chiesa, della quale oggi ricordiamo la dedicazione dell’edificio materiale, cioè il momento in cui questo luogo è stato designato e consacrato al culto divino.
Con questo gesto, la sacra liturgia ci richiama alla realtà più vera e profonda del mistero della Chiesa: Corpo mistico di Cristo, edificato su pietre vive, che siamo noi, chiamati dal Signore a far parte del suo Popolo.
L’antifona, tratta dal Salmo 47, infatti, recita: “Abbiamo accolto, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio”. Il tempio è il luogo della misericordia, perché è la Casa nella quale Dio accoglie il suo popolo e prende dimora in mezzo a noi.
Le letture della Parola di Dio ci aiutano a comprendere questo mistero, già prefigurato nell’Antica Alleanza e pienamente manifestato alla luce della venuta del Salvatore.
La prima lettura ci presenta l’Arca dell’Alleanza posta al centro della tenda: Israele fa festa perché Dio viene ad abitare in mezzo al suo popolo.
Maria è la vera Arca della nuova Alleanza, perché ha portato nel suo grembo Gesù, il Figlio di Dio. Per questo il Vangelo ci conduce a Nazaret, all’inizio della nostra salvezza: l’Annunciazione. L’angelo di Dio dice a Maria: «Il Signore è con te». E Maria risponde: «Eccomi, sono la serva del Signore».
Maria diventa la Madre del Figlio di Dio. Forse non comprende tutto, non possiede tutte le risposte, ma si fida di Dio.
Anche noi, nel nostro pellegrinaggio terreno, siamo chiamati a imparare da Maria a dire il nostro «Eccomi»: un sì semplice, fiducioso e quotidiano alla volontà di Dio.
E Dio stesso ha voluto che fosse proprio la Vergine Santa a proteggere il cammino del suo Popolo credente. Maria è per noi «segno di sicura speranza e di consolazione»; sotto la sua protezione, il popolo pellegrinante cammina verso Dio, là dove ci ha preceduto Cristo, nostro Pastore.
È veramente un dono di grazia considerare che queste parole sono tratte dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, precisamente dal capitolo ottavo, dedicato al mistero della Chiesa e alla missione della Vergine Maria, inserita pienamente nella vita della Chiesa.
Fratelli e sorelle, amati dal Signore,
in questa domenica, la ricorrenza che celebriamo ci aiuta a riscoprire che la Vergine Santa che qui veneriamo non è fuori dalla Chiesa, non è estranea al Popolo di Dio, ma è nostra Madre, incoronata Regina, perché appartiene pienamente al suo Popolo, che guida e protegge.
Maria non trattiene a sé il pellegrino che viene a pregarla, ma lo conduce al suo Figlio. Lei indica la meta, che è Cristo.
Perciò Oropa non è soltanto un luogo dove arrivare, ma anche un luogo da cui ripartire.
Veniamo con le nostre lacrime, le nostre domande e le nostre stanchezze; ripartiamo con la speranza nel Dio che promette: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.
E il nostro cammino trova il suo compimento nell’Eucaristia.
Nella preghiera sulle offerte chiediamo che lo Spirito Santo consacri i doni del pane e del vino, come ha benedetto il grembo della Vergine Maria. Siamo invitati dal Signore: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato».
Cristo si fa nostro nutrimento per sostenerci nel cammino. Il suo vero Corpo, nato da Maria, è ora presente nei segni sacramentali: è il Corpo che ci viene offerto per sostenere il nostro cammino, vero Pane dei pellegrini, cioè dei cristiani che camminano nel mondo verso la patria celeste.
Carissimi fratelli e sorelle, restiamo “saldi nel credere e pronti nell’operare”.
Maria ci insegna a credere; Cristo ci dona la forza di vivere ciò che crediamo.
Che ne siamo consapevoli oppure che lo viviamo come un dono misterioso della grazia di Dio, guardando alla venerata statua della Madonna Nera di Oropa, affidiamo continuamente a Maria il nostro popolo, le nostre famiglie, gli anziani, i giovani, chi è nella prova e quanti portano nel cuore una particolare intenzione.
Nessuna preghiera resta inascoltata, nessuna lacrima rimane senza essere asciugata; dal dolore può germogliare la gioia.
Santa Maria di Oropa, Madre e pellegrina con noi,
conducici a Cristo, nostro Pastore,
e accompagnaci verso quella dimora
dove Dio asciugherà ogni lacrima
e farà nuove tutte le cose. Maria, Regina del Monte di Oropa, prega per noi!
Mons. Roberto Farinella, Vescovo di Biella



