Omelia del cardinale Giovanni Battista Re

L’omelia del cardinale Giovanni Battista Re nel giorno della V Centenaria Incoronazione della Madonna di Oropa

Il tradizionale solenne rinnovo ogni 100 anni dell’incoronazione della statua della Madonna di Oropa è un atto religioso altamente significativo, che ricorda e ci fa rivivere l’incoronazione avvenuta il 30 agosto 1620, che intendeva esprimere la profonda riconoscenza del popolo biellese per i favori ricevuti dalla Vergine Santa, fra i quali la protezione dalla peste. Negli anni immediatamente precedenti, in adempimento del voto dei biellesi alla Beata Vergine Maria in occasione della peste del 1599, erano stati realizzati imponenti lavori per rendere grandiosa e bella questa “Casa della Madonna”, con la costruzione della antica Basilica nelle linee architettoniche che ancora vediamo, e che, nella società rumorosa e affaccendata di oggi, si apre come un’0asi di tranquillità e di pace, in cui lo spirito può aprirsi a Dio.

L’incoronazione, che oggi rinnoviamo, vuole essere espressione del nostro filiale e sincero affetto verso la Madre di Dio e Madre nostra, mettendoci con nuova e intensa fiducia nelle sue mani, oggi come allora. E’ un gesto che significa scegliere la Beata Vergine Maria come Regina del nostro cuore, come stella che ci indica il cammino; è un affidarci a Lei, invocando la sua protezione.

Questa incoronazione vuole essere anche un segno del nostro impegno nel mettere ordine nella nostra vita, dando a Dio il primo posto nei nostri pensieri e nel nostro cuore, e camminando sotto il suo sguardo paterno sulla strada dei Dieci Comandamenti.

Siamo convenuti numerosi ai piedi della Madonna con i Vescovi del Piemonte, le Autorità civili e politiche, i sacerdoti e la folla delle grandi occasioni. Ieri c’è stato un fervido pellegrinaggio dei giovani e domani ci sarà quello dei sacerdoti piemontesi.

L’uragano del Covid 19 ha obbligato a ritardare di un anno questa celebrazione centenaria. Abbiamo vissuto un periodo particolarmente difficile per tutti, e oggi siamo qui convenuti per portare ai piedi della Madonna anche le tante sofferenze, le solitudini, i dolori, le attese e le speranze dell’umanità colpita dalla dura prova della luttuosa pandemia.

Quattro secoli fa, in questo Santuario che si eleva maestoso qui sulle Alpi, si fece ricorso all’intercessione della Madonna per implorare aiuto e protezione nelle difficoltà della vita e contro il flagello della peste. Oggi, in questo travagliato periodo storico, tormentato dal Coronavirus e dalle sue pesanti conseguenze sanitarie e sociali nel campo del lavoro, dell’economia e della scuola per la gioventù, cerchiamo sostegno, coraggio e rifugio nell’aiuto della nostra celeste Madre per far fronte alle attuali sfide.

Sentiamo il bisogno di ripartire insieme, con determinazione e vigore, per superare la grave crisi che ci attanaglia, dopo i tanti dolori e sofferenze che hanno afflitto la nostra vita, tenendoci lontani perfino dai familiari ed amici.

Sentiamo ora più che mai il bisogno dell’aiuto di Dio, ma avvertiamo anche il dovere di ravvivare la nostra fede e di ripensare la nostra vita, prendendo coscienza di ciò che veramente conta e, quindi, sentiamo acuto il bisogno di un risveglio religioso nel pensiero e nelle attività della nostra vita quotidiana.

Questa solenne celebrazione mariana è appello a un’intensa ripresa di vita cristiana e ad una testimonianza coerente; deve segnare l’inizio di un genuino rinnovamento spirituale e portare ad una crescita nella fraternità, nella solidarietà e nell’aiuto reciproco, particolarmente necessari in questo momento storico in cui i problemi sono talmente complessi, che potranno essere risolti soltanto con il generoso contributo di tutti.

Non restiamo insensibili al richiamo che la Madonna ci rivolge in modo vivo e forte da questo Santuario nella ricorrenza della quinta secolare incoronazione della sua statua, proiettandoci verso un futuro di fedeltà ai nostri impegni cristiani.

Nelle vicissitudini liete e tristi della vita noi possiamo sempre contare sulla Beata Vergine Maria, che è vicina a Dio e pertanto può intercedere per noi e, contemporaneamente, è vicina a noi con materno affetto e nulla le sfugge delle nostre preoccupazioni e dei nostri affanni, perché ci è stata assegnata come nostra madre da Gesù nel momento supremo della sua vita, tra gli spasimi atroci che la crocifissione comportava.

Come abbiamo sentito nella pagina del Vangelo che è stata or ora proclamata, le parole di Gesù : “Donna, ecco tuo figlio…. figlio, ecco tua madre” erano di certo ispirate dalla sollecitudine di un figlio che si preoccupava di non lasciare la propria madre senza appoggio e senza difesa.

Ma il senso vero di questo breve dialogo è più profondo e ci parla della funzione materna di Maria nella vita di tutti i credenti, rappresentati là sul Calvario dall’Apostolo Giovanni.

Gesù prima dice: “Donna, ecco tuo figlio”. Cioè affida Giovanni alla Madonna prima di affidare la Madonna all’Apostolo Giovanni. Mentre sta per emettere l’ultimo respiro, il primo pensiero di Gesù morente non è stato per la madre, ma è stato per l’umanità, che ha bisogno della protezione di una madre. Disse infatti innanzi tutto: “Donna, ecco tuo figlio”. Con questa consegna Cristo assegna alla Beata Vergine Maria una nuova maternità, che si estende da Giovanni a tutti i credenti, aprendo il cuore di sua madre ad una dimensione dell’amore che abbraccia tutti gli uomini e tutte le donne.

Soltanto dopo dice all’Apostolo Giovanni: “Ecco tua madre”. Da quel momento, Giovanni la prese con sé, “introducendola in tutto lo spazio della propria vita interiore” (Redemptoris Mater,45) e instaurando con lei un rapporto vitale di figlio con la madre.

E’ ai piedi della Croce di Gesù morente che è nata la maternità spirituale della Madonna nell’orizzonte dell’intera umanità; una maternità animata dal desiderio di aiutare nella crescita spirituale e dalla premurosa attenzione a tutti i bisogni e a tutte le sofferenze di ogni creatura umana; e sempre disponibile a venire in soccorso.

Il giorno precedente, la sera del Giovedì Santo, Gesù Cristo con gesto di infinito amore ci ha donato se stesso nell’Eucaristia. A quel dono incomparabilmente grande, l’indomani sul Calvario ha voluto aggiungere un altro ineffabile dono: ci ha donato la Madonna come madre.
Le radici della devozione mariana affondano ai piedi della Croce.

Nessuna creatura ha avuto una vicinanza e un legame con Dio come li ha avuti la Vergine Maria, la quale è presente in tutti i momenti decisivi della storia della salvezza. La Beata Vergine Maria è nel cuore del mistero dell’incarnazione: il Figlio di Dio si è fatto uomo nascendo da Lei. Noi lo abbiamo ricevuto da Lei. Dio, nei suoi disegni misteriosi, ha scelto questa strada perché Cristo venisse a noi come vero uomo, e noi non possiamo trovare una via migliore per arrivare a Lui, se non passando attraverso la Madonna.

Nei fioretti di San Francesco si legge di un sogno, nel quale si parla della visione di due scale che dalla terra salivano fino al cielo. La prima era di color rosso e al vertice vi era Gesù che invitava i frati a salire, ma i frati, dopo alcuni tentativi, ricadevano a terra e giudicavano l’impresa superiore alle proprie forze. San Francesco li invitò allora ad incamminarsi per la seconda scala, che era bianca e in cima vi era la Madonna che con affettuosi gesti li incoraggiava a salire. Questa scala si rivelò più facile per i frati, che raggiungevano agevolmente la cima, dove la Madonna li accoglieva con un grande abbraccio e poi li conduceva a Gesù.

Non so se si tratti di un semplice sogno o di una visione. L’idea che esprime è teologicamente esatta: Maria è colei che ci aiuta ad andare a Gesù. La missione della Vergine Maria è di offrire Cristo all’umanità e di condurre ogni uomo e ogni donna a Dio. La Madonna è totale relazione a Cristo, per cui onorando la Madonna glorifichiamo il Figlio di Dio. L’autentica devozione alla Madonna porta a Cristo, dal Quale proviene ogni dono e ogni grandezza.

Papa Paolo VI nell’Esortazione Apostolica Marialis cultus afferma che lo scopo ultimo del culto della Beata Vergine “è di glorificare Dio e di impegnare i cristiani ad una vita tutta conforme alla volontà divina” (n.39).

In questo giorno in cui solennemente rinnoviamo l’incoronazione della Madonna di questo Santuario, vogliamo chiedere alla Vergine Maria di aiutarci a ripartire da Cristo, testimoniando con fedeltà nella vita quotidiana gli ideali cristiani.

Da Lei vogliamo imparare soprattutto la fede in Dio. Avere la fede come compagna di strada nel cammino della vita è un dono incomparabile, perché ci fa conoscere che Dio è Padre che ci ama e che, quando cadiamo, ci perdona perché ci ama. Si lascia anche respingere, perché rispetta la nostra libertà, ma tiene sempre aperte le sue braccia misericordiose verso di noi e ci attende, come ha atteso Pietro al canto del gallo o Paolo sulla via di Damasco.

La Madonna è felice nel vedere che numerosi suoi figli vengono a questo Santuario di Oropa anche per confessarsi e così ricevere l’abbraccio del perdono da parte di Gesù Cristo nel sacramento del perdono e della riconciliazione.

Alla Madonna, che ha messo tutta la sua vita nelle mani di Dio, chiediamo, inoltre, di aiutarci a camminare sulle vie del Vangelo ed a scoprire la volontà di Dio nei nostri riguardi e a trovare in essa la nostra pace. Ella, Madre di misericordia, ci ottenga da Dio luce e forza per cambiare le cose che possiamo cambiare; e ci aiuti ad accettare con serenità le cose che non possiamo cambiare. Ella ci illumini poi perché non ci manchi la saggezza di saper capire quali sono le une e quali le altre.

Ci guidi e ci sostenga sempre con la sua intercessione presso Dio e col suo conforto. “Seguendo Maria – ci assicura San Bernardo – non imboccherai mai strade sbagliate;

pregandola non cadrai mai nella disperazione;

con lei come guida, non commetterai errori;

con lei come amica raggiungerai la tua meta….

In ogni circostanza, guarda a Maria;

in ogni difficoltà, invoca Maria” (Omelia II, Super Missam est).

Il legato Pontificio Cardinale Giovanni Battista Re

Oropa, 29 agosto 2021

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