La salita dei campioni

In attesa del Giro d’Italia, sabato 27 aprile alle ore 17.15 incontro con Giulio Pavignano

Sabato 27 aprile alle ore 17.15, in attesa del Giro d’Italia, Oropa ospita nella sala Frassati del Santuario un incontro con Giulio Pavignano: “La salita dei campioni“.

L’appuntamento permetterà di conoscere meglio la storia degli arrivi del Giro in Santuario, ma anche la storia delle edizioni della Corsa rosa in cui quegli arrivi erano inseriti. Verranno proposti dati, aneddoti e curiosità, accompagnati da qualche immagine che, meglio delle parole, aiuterà a rivivere le emozioni di un traguardo ciclistico entrato ormai a pieno titolo tra le salite leggendarie della più importante corsa ciclistica d’Italia.

Il traguardo di Oropa viene “scoperto” relativamente tardi dal Giro d’Italia: siamo alla quarantaseiesima edizione (1963) quando la corsa rosa approda al Santuario. Poi Oropa scompare dai percorsi per trent’anni esatti, poiché bisognerà attendere il 1993 per un nuovo passaggio dei girini sotto il Mucrone. Il terzo arrivo non si fa invece attendere quanto il secondo: nel 1999 i riflettori si accendono su una delle più memorabili imprese del Giro, l’epica rimonta compiuta da Pantani dopo il salto di catena a Cossila. Il trionfo del Pirata spingerà gli organizzatori ad inserire altre due volte la salita biellese sulle strade della carovana: nel 2007, unica crono tra gli arrivi in Santuario, e nel 2014. Il 5 maggio 2024, il rettilineo di Oropa ospiterà dunque per la sesta volta lo striscione conclusivo di una tappa del Giro.

Perché un titolo come “la salita dei campioni”? Per due motivi. Innanzi tutto perché la strada che conduce alla Basilica è salita dura, vera, con pendenze che raggiungono il 13%, ma con una media globale non superiore al 6% a causa di vari tratti di falsopiano: ciò significa che si tratta di un tracciato adatto a scalatori puri ma anche a passisti scalatori, che sanno rifiatare o, al contrario, aumentare il distacco nei punti meno ripidi. In secondo luogo, perché la collocazione del Santuario è tale che in pratica può costituire solo il traguardo finale e non un punto intermedio della frazione, ed appare quindi logico che sulle rampe dal Bottalino in poi gli uomini di classifica, che ci sia o no una fuga, siano costretti a darsi battaglia. Lo provano i grandi nomi che hanno firmato le vittorie (dal “camoscio d’Abruzzo” Taccone a Pantani, da un ottimo cronoman come Bruseghin ad una giovane promessa come Enrico Battaglin), ma anche di quelli che si sono battuti fino all’ultimo per non perdere terreno nella generale: due esempi fra tutti, Adorni e Indurain.

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