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La Madonna Nera ritorna in Basilica Antica: l’omelia del Vescovo

La Madonna nera ritorna nella Basilica Antica: l’omelia del vescovo di Biella, Mons. Roberto Farinella, nella S. Messa celebrata in occasione del Pellegrinaggio Diocesano, domenica 26 settembre 2021.

Domenica 26 settembre, con il pellegrinaggio Diocesano, si è chiuso il periodo di venerazione della Madonna di Oropa incoronata nella Basilica Superiore.

Durante la S. Messa, il Vescovo ha presentato la lettera pastorale che traccia le linee guida del nuovo anno diocesano che si apre alla luce della forte esperienza di fede vissuta durante l’Incoronazione della Sacra Effigie avvenuta domenica 29 agosto 2021.

Al termine della funzione, la Madonna, adornata con la corona e il Manto della Misericordia, ha fatto ritorno nella Basilica Antica accompagnata in processione dai fedeli.

OMELIA DEL VESCOVO

Inizio anno pastorale 2021-22 – atto di ringraziamento alla Madonna di Oropa

Carissimi fratelli e sorelle,

secondo una tradizione ormai consolidata in questi anni, l’ultima domenica di settembre – come oggi – ci ritroviamo al Santuario della nostra amata Madonna di Oropa, per iniziare, sotto il suo sguardo e la sua protezione, il nuovo anno pastorale.

Il nostro convenire, quest’anno, per la Concelebrazione Eucaristica, ha un valore speciale dal momento che abbiamo appena celebrato la centenaria Incoronazione. Sono passate poche settimane da quel grande evento e oggi compiamo insieme – come Diocesi – il nostro atto di amore, di gratitudine e di affidamento alla Vergine Santa con l’impegno di vivere quanto abbiamo ricevuto in quei giorni di grazia.
Abbiamo infatti tutti sperimentato dei doni speciali quali la riscoperta di una preghiera più prolungata e pura, il valore di una forte comunione ecclesiale che si è fatta partecipazione e il senso dell’appartenenza ad un Popolo, che ha come legge quella suprema della carità e che desidera annunciare a tutti le meraviglie operate dal Signore attingendo dalla tenerezza del cuore della nostra Madre Santissima.

Sostenuti dall’aiuto di Maria, dunque, la prima discepola del Signore, chiediamo anche noi la grazia di poter crescere nel discepolato, per poter essere testimoni fedeli dell’amore di Dio.

Il nuovo anno pastorale si apre all’insegna del cammino sinodale.

Voluto dal Santo Padre Francesco, anche noi nei prossimi mesi vivremo le tappe che preparano il Sinodo della Chiesa Universale che ha come tema la sinodalità; condividiamo le stesse tappe della Chiesa italiana, che in questo primo tempo si dedicherà soprattutto all’ascolto.
Torneremo a metterci in ascolto dalla Parola di Dio e dei tanti testimoni della fede che hanno scoperto che Cristo è dono di salvezza, unico Salvatore del mondo.
Ci metteremo in ascolto dei poveri amati dal Signore, che sempre di più dovranno avere un posto centrale nel cuore della Chiesa; ci metteremo in ascolto delle realtà del nostro territorio spesso toccate dalla sofferenza per la grave crisi economica e sociale che l’investe da tanto tempo e che da ultimo si è aggravata per l’epidemia con le devastanti conseguenze che riguardano ogni ambito della vita sociale, civile e pastorale.

Il frutto di questo lavoro di ascolto, elaborato nelle varie zone pastorali e dai gruppi sinodali, arricchito dal progetto pastorale “artigiani di fraternità – costruttori di nuovo futuro”, si confronterà con alcune domande fondamentali che investono soprattutto il nostro modo di “essere Chiesa”. Tutto questo lavoro sarà il nostro contributo che come comunità diocesana offriremo ai padri sinodali.

Mentre cogliamo i primi segni di ripresa, saremo sostenuti nel cammino dal richiamo di Papa Francesco che continuamente ci incoraggia a cercare intorno a noi, anche fuori dei nostri ambienti di comunità cristiana, l’impegno di tutti coloro che fanno il bene e si prendono a cuore il cammino dei fratelli. Come abbiamo sentito nel Vangelo di oggi: “Chi non è contro di noi è per noi”, lavora con noi, ci ripete dolcemente il Signore!

L’avvio del cammino del Sinodo della Chiesa italiana prende le mosse dal Sinodo della Chiesa Universale e ha la sua origine nel desiderio del Santo Padre Francesco al termine del Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, celebrato a Firenze nel 2015, ci aveva affidato questa via specialissima da percorrere in modo sinodale: quella dell’umanesimo cristiano, integrale, non integralista, inclusivo, aperto a tutti, per poter affrontare le tante sfide che il tempo moderno pone alla comunità dei credenti.
La riscoperta, infatti, di tale “umanesimo” che affonda le sue radici nel Vangelo e nell’opera di evangelizzazione della Chiesa, è l’antidoto più sicuro per contrastare quella diffusa mentalità che vorrebbe affermare che la dignità dell’uomo non risiede in un riferimento trascendente, ma nella sua autonomia assoluta, fino a diventare metro unico di giudizio a sé stesso e alle sue scelte.
La dignità dell’uomo in questa prospettiva non sta laicamente nell’intelligenza che riconosce e si adegua alla verità, ma bensì nella volontà del soggetto che si impone sulla realtà.
È necessario pertanto riscoprire che la nostra dignità ci è data solo in riferimento a Dio, nell’essere l’uno con l’altro, e che la libertà funziona solo in unione con le libertà altrui: essa è sempre una libertà dipendente, cioè una libertà con gli altri e per gli altri.

L’esperienza dimostra inoltre che a fare da argine a quella “cultura diffusa, quel pensiero unico e omologante” di cui spesso parla il Santo Padre, è la cultura popolare, cioè di popolo, che svela come il vissuto concreto, quello di tanta gente semplice che tira avanti con dignità, che cura la famiglia con amore, che educa i figli, che si prende cura degli altri, dei poveri, dei malati… costituisce la via di un eroismo quotidiano, normale, che non fa notizia, ma fa storia.
La “ricostruzione” dell’umano quindi, ispirato dalla fede, nella luce di Cristo e grazie alla redenzione da Lui operata, fa parte della missione della Chiesa: essa è imprescindibile dall’annuncio del Vangelo, passa da un’attenta conoscenza delle dinamiche dei bisogni del mondo, a cominciare dai più deboli, e si fa compagna di strada.
Spetta dunque ai credenti mostrare a tutti il tesoro racchiuso nel Vangelo: fuori dal radicamento in Cristo non è possibile una vera riforma né della Chiesa né della società. La vita di ognuno, infatti, “si decide sulla capacità di donarsi”; è in questo trascendere sé stessa che la vita arriva ad essere feconda.
Se vogliamo operare una vera riforma, un vero cambiamento della Chiesa biellese non possiamo prescindere da questa conversione personale e comunitaria.
Non desistiamo quindi di vivere questa missione che oggi il Signore ci affida, che diventa cammino, sinodo, e voglia di futuro e di speranza e che vogliamo accogliere affidandoci all’aiuto di Maria Santissima, il cui nome è benedetto nei secoli. Amen.

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