Cari fratelli e sorelle,
il nuovo anno pastorale che oggi iniziamo insieme “solennemente” è un’opportunità per mettere in pratica uno degli aspetti della speranza che è il tema della lettera pastorale.
La speranza come dice Papa Francesco “non delude e soprattutto non illude”, ci spinge ad accogliere lo Spirito di Dio che soffia ovunque, e a costruire comunità aperte e rinnovate. Questa assemblea che è una vera convocazione che Dio ci fa per affidarci il compito di essere nel quotidiano “seminatori di speranza” ne diventa visivamente testimonianza.
In questo cammino ci affidiamo a Maria, Madre della Speranza, che dal Santuario di Oropa ci accompagna con il suo sguardo materno. Ci aiuti ad essere testimoni di una speranza che sa vedere il bene ovunque, che ci spinge ad impegnarci per la giustizia e la pace: impegno che non si arrende mai.
Il Vangelo ci presenta proprio uno di quei particolari molto istruttivi della vita di Gesù con i suoi discepoli. Questi avevano visto che un uomo, il quale non faceva parte del gruppo dei discepoli, scacciava i demoni nel nome di Gesù, e perciò volevano proibirglielo. Giovanni riferisce la cosa al Maestro cercando il suo appoggio; ma Gesù, al contrario, risponde: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi» (vv. 39-40).
Giovanni e gli altri discepoli manifestano un atteggiamento di chiusura davanti a un avvenimento che non rientra nei loro schemi, anche se si tratta di un’azione buona, ma di una persona “esterna” alla cerchia dei discepoli.
Gesù invece appare molto libero, pienamente aperto alla libertà dello Spirito di Dio, che nella sua azione non è limitato da alcun confine e da alcun recinto. Gesù vuole educare i suoi discepoli, e anche noi oggi, a questa libertà interiore.
Ravvisare i germogli di speranza intorno è mettere in pratica questo atteggiamento di ricerca, di individuazione del bene, anche silenzioso che c’è.
L’atteggiamento dei discepoli di Gesù è molto umano, molto comune, e lo possiamo riscontrare nelle comunità cristiane di tutti i tempi, probabilmente anche in noi stessi. In buona fede, anzi, si vorrebbe proteggere l’autenticità di una certa esperienza, ma l’obiettivo rimane quello non di conservare – come avverte Papa Francesco – l’esistente ma di far crescere i doni dello Spirito.
La grande libertà di Dio nel donarsi a noi costituisce una sfida e una esortazione a modificare i nostri atteggiamenti e i nostri rapporti.
La Vergine Maria, modello di docile accoglienza delle sorprese di Dio, ci aiuti a riconoscere i segni della presenza del Signore in mezzo a noi, scoprendoli dovunque Egli si manifesti, anche nelle situazioni più impensabili e inconsuete. Ci insegni ad amare le nostre comunità, sempre aperti all’orizzonte vasto dell’azione dello Spirito Santo. Che sia per tutti un buon anno pastorale segnato dalla gioia e dalla speranza del Vangelo.
Mons. Roberto Farinella



