Maria, Regina del Monte di Oropa,
“Nell’esperienza di un grande amore, tutto ciò che accade, (ma proprio tutto, anche il togliere la polvere) diventa avvenimento nel suo ambito”.
Questa frase di Romano Guardini spiega e descrive il senso di quanto stiamo facendo.
All’interno di un grande amore, non per una prova, non per una curiosità, nemmeno per chiedere una dimostrazione; ma per un grande amore, …. cioè per un grande affetto che viene prima, che c’è!
oggi siamo qui perché vogliamo togliere la polvere dalla tua sacra effige, ma in realtà la vera polvere, quella che sporca davvero non è su di te, ma su di noi, sulla nostra fede e sulla nostra speranza.
La polvere è quella sporcizia, piccola piccola, che non dà nell’occhio, ma che, giorno dopo giorno, si deposita senza che uno se ne accorga. Quell’impercettibile velo di distanza che quotidianamente si mette in mezzo, fra noi e Te o Maria, fra noi e Tuo Figlio Gesù. Non ci facciamo caso, ma senza accorgercene la vita è disturbata da una velata distanza e in quello spazio si consumano in nostri giorni.
Per questo il gesto che facciamo oggi è soprattutto una domanda e una preghiera, una supplica: noi togliamo la polvere dalla tua statua, tu toglila dalla nostra vita.
Ti preghiamo perché il tuo volto, e quello di Tuo Figlio Gesù, senza traccia della polvere di questo mondo, ci guidino in questi tempi così martoriati da guerre vicine e lontane: in Ucraina da quasi quattro anni, nella tua terra santa e in quasi un centinaio di paesi nel mondo. Preservaci dalla divisione, dall’odio e dalla violenza che queste guerre causano anche tra di noi che le guardiamo da lontano. In mezzo alla sofferenza, tra tanto dolore e disperazione, mostraci il tuo volto.
La corona e il manto che ti abbiamo donato ormai quattro anni fa, continuino a rappresentare oltre al nostro affetto a Te, soprattutto la nostra conversione, il nostro desiderio di essere in questo momento costruttori di quella pace di cui il mondo ha bisogno.
Ed ora, con questo semplice gesto che faremo sul volto di questa tua secolare statua vogliamo
ringraziarti per chi sei per noi, per la nostra fede, per la nostra vita,
chiederti di farci strada e di condurci nella vita perché seguendo te, possiamo seguire tuo Figlio Gesù,
domandarti di farci semplici come te, perché davanti all’angelo Gabriele il tuo sì diventi anche il nostro sì.
Oggi con questa carezza vogliamo dirti sinceramente, così come possiamo, deboli e poveracci come siamo, ma sinceramente, che desideriamo davvero seguire il tuo materno consiglio: noi desideriamo fare quello che Lui ci dirà. Aiutaci tu.
Il rettore, Don Michele Berchi



