Discorso del rettore alle autorità per la processione della Città di Biella del 3 maggio 2026
Spettabili autorità della città di Biella, Civili e militari
Sig. Ministro, Sig Sindaco,
preparandomi a rivolgervi queste parole che due volte all’anno vi “infliggo” per tradizione, pensavo a quale fosse il significato di questa ricorrenza che oggi celebriamo insieme nella prima domenica di maggio.
Il pellegrinaggio della Città di Biella, certo!
Ma se c’è una cosa che imparo quotidianamente ad Oropa, assistendo a decine di migliaia di pellegrinaggi che qui si svolgono, di persone singole, famiglie, gruppi parrocchiali e non, fino a ciclisti e motociclisti o di varie compagini che neanche la fantasia più creativa può immaginare, è proprio il pericolo che la tradizione, invece di essere un forte legame che unisce le generazioni, facendole crescere grazie al cammino di chi ci ha preceduto, diventi una ripetizione di gesti e rituali che, pur lasciandola formalmente immutata, in realtà la riempie di abitudine, svuotandola di contenuto. Per questo è utile, ogni tanto, farsi questa semplice domanda: qual è il vero significato di questo evento, di questo gesto?
Oggi, perché siamo qui? Certamente perché secoli fa i nostri padri hanno iniziato un gesto che si è ripetuto di generazione in generazione fino ad oggi, e che noi riceviamo con gratitudine e rispetto, ma questo non può essere sufficiente perché questo pellegrinaggio sia ripetuto e sia ripetuto in una forma così ufficiale tanto da coinvolgere le maggiori istituzioni civili e militari del nostro territorio. Tutti, penso, siamo qui portando nel cuore l’affetto e la devozione che ciascuno, in modo diverso, ma sincero, nutre nel proprio cuore per la Madonna di Oropa e per il suo Santuario, ma molti di noi sono qui anche per il ruolo e la responsabilità politica, sociale e religiosa che ricoprono.
È la Città di Biella in quanto tale, rappresentata dalle sue massime autorità che è qui a compiere quel gesto al centro di questa cerimonia: deporre il Cuore di Biella ai piedi della venerata effige della Regina del Monte di Oropa.
Il Sindaco lo ha fatto, ne son certo, con devozione personale, ma non lo ha fatto a titolo personale, lo ha fatto a nome della Città, una città fatta da credenti e non credenti, di cristiani, di musulmani, di appartenenti ad altre religioni o anche a nome di chi non si riconosce in nessuna di esse o addirittura le rifugge.
È un gesto di una grande forza e di grande significato, perché è un gesto laico, di quella laicità che non solo non è nemica della religione, non solo non ne è antagonista, ma che riconosce, pur distinguendosi, che è proprio dal cristianesimo, che nascono quei valori su cui è possibile costruire una vera società laica e multiculturale. È per quel “date a Cesare ciò che è di cesare e a Dio ciò che è di Dio” di evangelica memoria, che è possibile convivere e costruire una società pacifica.
Che la città di Biella offra il proprio cuore alla Madonna di Oropa non è solo un gesto di fede, anche e, forse, soprattutto; ma è anche un gesto che ricorda che l’accoglienza, la solidarietà, la gratuità, il valore inestimabile di ogni persona, l’attenzione ai più poveri e più sfortunati, sono i valori che la nostra storia ci consegna, una storia che ha come origine proprio il Figlio di Maria di Nazaret, che da secoli, nel nostro territorio, è venerata come la Regina del Biellese.
Non occorre essere cristiani e aver la fede per riconoscerlo, ma occorre una società cristiana per continuare a essere liberi di non credere o di credere in ciò che, in coscienza, si ritiene più vero.
E dove, se non ad Oropa, per le ragioni che tutti ben conosciamo, troviamo meglio espressa e rappresentato proprio questo pacifico intreccio di una fede che permette la laicità e di laicità che riconosce il valore sociale della fede?
Questo è il DNA di Oropa, questo è ciò che tutti quanti siamo chiamati a conservare e a rinnovare in quei gesti, come il pellegrinaggio della Città, che la tradizione ci trasmette e che noi vogliamo consegnare vivi e attuali a chi ci seguirà.
Grazie
Don Michele Berchi, rettore del Santuario di Oropa



