Vescovo di Biella a Oropa

Pellegrinaggio della Città di Biella – Omelia del Vescovo

S. Messa in onore di Maria Madre di Misericordia per il Pellegrinaggio della Città di Biella a Oropa di domenica 12 luglio 2020

Cari fratelli e sorelle,

vorrei innanzitutto rivolgere un affettuoso saluto ai miei confratelli presenti, vicari, canonici, parroci e sacerdoti della Zona pastorale Urbana, ai diaconi, ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose presenti;

Saluto con deferenza le distinte Autorità civili e militari presenti, Signora Prefetto, Signor Sindaco, Assessori e membri del Consiglio comunale, il Presidente della Provincia e tutti voi, cari fratelli e sorelle, i giovani, qui convenuti in occasione del pellegrinaggio della Città di Biella, che quest’anno, ha anche il significato di inizio dei pellegrinaggi che si svolgeranno dalle parrocchie della nostra Diocesi nelle prossime settimane.

Desidero salutare ringraziare il carissimo Rettore del Santuario, don Michele, con i sacerdoti collegiali, gli Amministratori, tutti i collaboratori, la Confraternita per la cordiale e premurosa accoglienza che sempre ci riservano quando saliamo in questi luoghi meravigliosi che sono toccati dalla grazia speciale di conservare la memoria, la fede, la devozione alla Santa Madre di Dio rendendo Oropa, nel suo ampio contesto, un posto unico e suggestivo.

Qui ci si trova a casa; si trova accolto dallo sguardo materno di Maria il devoto pellegrino, il giovane in ricerca del senso della vita, la mamma che porta le sue preziose lacrime, l’uomo ferito nella dignità per la mancanza di lavoro o di salute; qui si trova a casa l’abile scalatore della montagna, l’estimatore della bellezza del creato, il religioso o il laico in cerca di ristoro per la propria anima, il visitatore occasionale. Tutti siamo nel cuore della Vergine Maria. E il pellegrinaggio ci permette, ogni volta che lo compiamo, di rinsaldare o anche di riconciliare la nostra vita con la memoria della nostra storia, della nostra fede.

Il mio pensiero va inoltre a quanti oggi non hanno potuto partecipare per motivi i più diversi, non ultimi le restrizioni che sono ancora imposte a motivo del contenimento della diffusione del coronavirus.
A Dio piacendo, ci ritroveremo il prossimo 30 agosto, la data storica della V centenaria Incoronazione, che vivremo come tappa significativa del nostro cammino di fede che prosegue, affidandoci e ringraziando Maria per essere stata nostro Aiuto, Soccoritrice e Consolatrice nel momento della prova.
A lei ci affideremo per chiedere un cuore grande come il suo per poter vedere e aiutare i fratelli e le sorelle che sono in difficoltà. Sappiamo che la ripresa non sarà facile. Serve un surplus di fiducia, di speranza.
Anche la richiesta del prolungamento dell’anno oropense con le indulgenze correlative è un segno di speranza: possa convertire il nostro cuore.

Alcuni gruppi di giovani sono saliti a piedi questa mattina presto per un ordinato pellegrinaggio e con la loro presenza, aiutano, nel segno della speranza e del loro entusiasmo giovanile, tutta la Chiesa diocesana a sentirsi partecipe di questa nuova tappa del grande pellegrinaggio dell’anno mariano oropense che continua verso la celebrazione della solenne incoronazione spostata alla prossima estate.
I loro occhi aperti sul futuro ci aiutano a saper guardare avanti con fiducia; la loro energia ci sprona a non abbatterci ma ad affrontare le nuove sfide con grandezza d’animo.
Dobbiamo imparare la docilità dei piccoli, l’entusiasmo dei giovani, la saggezza dei nostri anziani per saper chiedere al Signore, con l’intercessione di Maria, ciò di cui abbiamo davvero bisogno. L’esperienza del coronavirus ci ha notevolmente ridimensionati, ma ci ha aiutati a renderci conto che le persone sono prima delle cose, che è più importante essere che apparire, che non siamo soli ma che abbiamo vicino dei fratelli.

Per questo pensavo in questa celebrazione di affidare a tutto il Popolo di Dio che vive nella nostra terra il Padre Nostro, come lo ha insegnato a Gesù. Nella sua essenzialità scopriamo quello di cui abbiamo bisogno e il giusto rapporto con Dio e i fratelli.

Non dimentichiamo la promessa che Gesù fece ai suoi discepoli dopo la risurrezione, e che rimane sempre valida e attuale nella Chiesa: lo Spirito Santo, atteso e accolto nella preghiera, ci fa vivere come figli e infonde in noi la capacità di essere testimoni di Gesù e del suo Vangelo. In questa missione è presente la Vergine Maria, che con la prima comunità credente era assidua nella preghiera e nella carità operosa.

Nel Vangelo dell’odierna domenica (Mt 13,1-23), Gesù si rivolge alla folla con la celebre parabola del seminatore, in qualche modo ha ispirato anche il mio motto episcopale: Spes messis in semine.

È una pagina in qualche modo “autobiografica”, perché riflette l’esperienza stessa di Gesù, della sua predicazione: Egli si identifica con il seminatore, che sparge il buon seme della Parola di Dio, e si accorge dei diversi effetti che ottiene, a seconda del tipo di accoglienza riservata all’annuncio. C’è chi ascolta superficialmente la Parola ma non l’accoglie; c’è chi l’accoglie sul momento ma non ha costanza e perde tutto; c’è chi viene sopraffatto dalle preoccupazioni e seduzioni del mondo; e c’è chi ascolta in modo recettivo come il terreno buono: qui la Parola porta frutto in abbondanza.

Ma questo Vangelo insiste sulla necessità della predicazione, della missione della Chiesa. Gesù parla in parabole. In fondo, la vera “Parabola” di Dio è Gesù stesso, la sua Persona che, nel segno dell’umanità, nasconde e al tempo stesso rivela la divinità. In questo modo Dio non ci costringe a credere in Lui, ma ci attira a Sé con la verità e la bontà del suo Figlio incarnato: l’amore, infatti, rispetta sempre la libertà.

Cari amici, guardiamo alla Vergine Maria, invocata Regina del Monte d’Oropa, che ci aiuti ad essere fedeli ascoltatori della Parola.
La Vergine Maria ci aiuti soprattutto ad essere, sul suo modello, “terra buona” dove il seme della Parola possa portare molto frutto.

Desidero infine invocare l’intercessione di Maria affinché il periodo estivo che abbiamo iniziato possa offrire a tutti l’occasione di un tempo di riposo e di ricarica fisica e spirituale. Buon cammino, fratelli e sorelle, coraggio! Il Signore è qui!

Mons. Roberto Farinella, Vescovo di Biella

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