Discorso del rettore alle autorità per la Processione di Biella

Leggi il discorso del rettore alle autorità per la Processione della Città di Biella del 4 maggio

Spettabili autorità della città di Biella, Civili e militari,
a mia memoria non ricordo un’altra occasione in cui abbiamo celebrato il pellegrinaggio della Città di Biella di sera e men che meno di sabato sera. Liturgicamente questo non costituisce alcun problema, la Chiesa nella serata di sabato celebra già i primi vespri della domenica; tuttavia mi sembra interessante notarlo perché, ancora una volta, questo cambio di programma documenta la speciale caratteristica di Oropa di essere animata da un connubio di elementi ben distinti, ma inscindibili tra loro di spiritualità e laicità. La ragione per cui abbiamo anticipato questo appuntamento secolare, infatti, non è un più importante evento religioso, ma un evento sportivo e popolare come il Giro di Italia. Poteva scoppiare una di quelle guerre da piccola provincia (qualche giornale ci ha provato anche ad innescarla), ma Oropa proprio perché luogo in cui la venerazione alla Madonna abbraccia tutto ciò che è umanamente appassionante, (lo sport, appunto, l’alpinismo, la cultura, l’arte, ecc) non ha avuto problemi ad aprire i suoi cancelli al Giro e ad adattare le sue secolari tradizioni, e così, anche se la comunicazione e l’organizzazione possono sempre essere migliorate, siamo qui, questa sera invece di domani, contenti di celebrare ancora una volta l’affetto e il legame storico fra il cuore della Città e la Madonna, Regina del Monte di Oropa.

Potrà sembrare sproporzionato, ma permettetemi di prendere spunto da questo piccolo fatto per invitare tutti noi a dirigere lo sguardo su quanto ci sta circondando, anzi il termine giusto sarebbe “assediando” ormai da mesi, anzi da anni: mi riferisco alle guerre che sempre più minacciose infuriano ai bordi dell’Europa.

Alcuni mesi fa, il Cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, in Video collegamento con Oropa per uno degli incontri di Avvento a cui lo avevamo invitato, ci ha detto delle parole che mi sono rimaste stampate nella testa e nel cuore, e che desidero riportarvi testualmente; alla mia richiesta di indicarci un compito per contribuire alla pace, rispose:
Noi qui siamo profondamente divisi, israeliani, palestinesi,… la divisione è un po’ in tutti gli ambiti, una narrativa contro l’altra, esclusione… siamo talmente carichi della nostra visione e del nostro dolore che non c’è posto per l’altro e ho l’impressione che anche in Europa e anche in Italia si segua un po’ questo. Non cadete in questo! Non diventate parziali nella vostra visione, ma abbiate il coraggio, anche se questo richiede solitudine, di includere tutti nel proprio cuore di amare tutti, nonostante tutto. Non abbiamo bisogno che voi rifacciate gli errori che stiamo facendo noi! Anzi essendo voi lontani fisicamente e anche emozionalmente dovete avere uno sguardo libero e distaccato per queste situazioni così fragili. Abbiate il coraggio nelle cose che dite, nelle conferenze e negli incontri, abbiate il coraggio di non rinchiudervi in situazioni preconfezionate, in prospettive preconfezionate…”

Sono ancora commosso per questo messaggio così carico di una sapienza cristiana che nasce dall’esperienza sofferente di un uomo che sta vivendo in prima linea uno dei drammi più sconvolgenti della nostra epoca. Certamente lui si riferiva al tragico conflitto in corso, ma come non sentire che queste parole vanno molto al di là di questo e sono rivolte direttamente a ciascuno di noi e alla nostra responsabilità? Mi viene da dire: non scherziamo col fuoco! La pace di cui godiamo è una cosa seria, sempre più seria e sempre meno scontata. Ciascuno di noi, e tanto più chi fra noi ha delle responsabilità civili, politiche o religiose deve essere consapevole che i propri interventi, le proprie decisioni e soprattutto le proprie parole possono costruire pace o minacciarla. Ognuno di noi può sostenere la pace o fare la guerra. Possiamo pensare che una certa guerra in fondo sia normale e consentita in certi momenti della vita sociale, ma io credo che, appunto stiamo giocando col fuoco e che il seminare conflitti anche con le piccole menzogne, gli attacchi personali, e, come ci ha detto il cardinale, restando rinchiusi nelle nostre prospettive preconfezionate, sia una follia che pagheremo cara.

Io son qui per ribadire che il messaggio di cui Oropa vuole farsi eco, a parole e nei fatti, sia proprio quello di invitare tutti quanti ad imparare ad includere tutti nella propria prospettiva. Il confronto e la diversità possono essere praticati ed affrontati senza scatenare le guerre e ognuno è chiamato ad impegnarsi a scoprire come farlo nell’ambito della propria responsabilità. Non è esagerato dire che ne va della pace del biellese, dell’Italia e dell’Europa.

Nella scia di queste considerazioni, concludo ringraziando quanti, in questi mesi, hanno saputo guardare a questo Santuario come realtà fondamentale per il Biellese e per i biellesi e sono certo di assicurare anche a nome dell’Amministrazione l’impegno di continuare ad essere luogo di speranza e di pace per la Città di Biella e per tutto il territorio.
Grazie

Don Michele Berchi, rettore del Santuario di Oropa

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