discorso del rettore

Discorso del rettore alle autorità

Discorso del rettore don Michele Berchi alle autorità durante la processione della Città di Biella Domenica 1 maggio 2022

Spettabili autorità della città di Biella, Civili e militari,

 non è possibile oggi celebrare questo evento del pellegrinaggio della Città di Biella qui ad Oropa senza dar voce alla tristezza e al dolore di doverlo fare mentre nella nostra Europa, non molto lontano da noi, a meno di 2000 chilometri di distanza, si sta svolgendo una guerra folle e cruenta, causa di morte, lacrime e disperazione e che semina odio e vendetta per le generazioni future. Una catastrofe che ancora una volta, ahimè, dà ragione al monito che i Papi di questi ultimi decenni hanno ripetuto inascoltati in molte occasioni: con la guerra tutto e perduto! O come ha acutamente sottolineato Papa Francesco: nella guerra, anche i vincitori ne escono sconfitti.

E pensare che solo un anno fa stavamo combattendo tutti insieme un’altra guerra, quella contro la Pandemia; ma almeno quella era una guerra che ci aveva messi insieme per la vita, ma questa…. questa è una vergogna per tutti noi, una sconfitta di tutta la nostra presunzione di esserci lasciati alle spalle le barbarie dei bombardamenti, dei massacri degli innocenti, degli stupri e delle violenze sui civili.

Sono più di 60 anni che ripetiamo in tutte le occasioni, quelle ufficiali, nelle scuole, sui libri di testo e sui giornali che occorre ricordare il passato perché non si ripeta, per non ricadere negli stessi errori ed orrori. E ci siamo ricaduti, per ipocrisia,  o forse no, forse per  un semplice terribile sbaglio: non basta ricordare!   La verità è che occorre avere il coraggio di giudicare. Non nel senso di giudicare i colpevoli, ma nel senso di individuare e chiarirsi quali sono le cause e le concause e i fattori che favoriscono una guerra. Occorre capire cosa la favorisce, cosa la permetta. Quali sono le decisioni e i comportamenti che seminano guerra.

Sì perché, se da una parte c’è una guerra di invasione dove città intere sono ridotte a macerie e un popolo che, stupendoci tutti, difende la propria patria e la propria libertà come forse noi non sapremmo più fare, dall’altra parte, la nostra parte quella di, Dio lo voglia, “quasi spettatori”, ci sono episodi in cui si critica il Papa perché alla Via Crucis chiede a una donna ucraina e una donna russa di pregare insieme; oppure, per restare nel nostro Santuario: ci viene chiesto se ad un congresso del Politecnico di Torino che si svolgerà ad Oropa tra qualche giorno,  abbiamo qualcosa in contrario se vi prenderanno parte due professori russi, perché in altri luoghi non sono stati accettati; per non parlare dei congressi su Dostoevskij!!!

Sì, ci sono comportamenti che non combattono la guerra, ma la seminano e la prolungano.

Noi cristiani sappiamo bene una cosa che ci fa battere il petto ogni volta che incontriamo il Signore in ogni eucarestia: la guerra e l’odio, a causa della ferita originale che ci portiamo dentro, trovano terreno fertile innanzitutto nel nostro cuore. Noi lo sappiamo bene: la guerra, ogni guerra o nasce o muore lì. Nel nostro cuore.

Scusatemi la digressione che vi potrà essere sembrata inappropriata nel discorso del rettore alla autorità, ma una ragione c’è e si lega proprio a quest’ultima certezza appena citata.

Io sono sempre più convinto che occorrono luoghi dove si faccia guerra alla guerra, dove i cuori possano incontrare e seminare pace, dove la pace nasca e rinasca come gratitudine e pienezza di vita e non come equilibrio precario di interessi, ed Oropa è certamente uno di questi luoghi. Con gli altri Santuari, nel nostro territorio Oropa è dove si viene ad attingere quella pace del cuore che semina la Pace.

Siamo ancora pieni dei ricordi dell’Incoronazione che abbiamo celebrato alcuni mesi fa; la corona sul capo della Madonna e il suo maestoso manto ne sono preziosi testimoni e simboli, e per questo abbiamo pensato in occasione del 250° anniversario della fondazione della nostra Diocesi di Biella, ma soprattutto direi proprio come gesto di pace, come arma di pace, di ridare la possibilità  al popolo della Madonna di Oropa di ripetere quel gesto che ha contrassegnato il mese dell’incoronazione: passare sotto il Suo manto e mettersi sotto la Sua protezione. E così il 30 di luglio, in occasione del pellegrinaggio che la comunità di Fontainemore,  farà ancora in tono minore quest’anno, a causa della Pandemia, porteremo la Sacra effige della Madonna di Oropa incoronata e con il suo manto disteso in tutta la sua maestosa lunghezza nella Basilica Superiore perché La si possa ammirare e venerare, fino al giorno del Pellegrinaggio Diocesano, nell’ultima domenica di settembre, quando la riaccompagneremo qui nel Suo amato Sacello.

Sono, siamo, convinti che queste occasioni che muovono e commuovono i cuori siano le vere armi che costruiscono la pace. E’ quando si comincia a pensare che noi non possiamo fare niente e che le guerre dipendano solo da chi comanda che le guerre diventano possibili, anzi inevitabili.

Ringraziando tutti voi, a nome di tutto il popolo della Madonna di Oropa, per quanto avete fatto e continuate a fare per la nostra Regina e per il suo Santuario, vi esorto e vi chiedo di continuare a collaborare insieme per costruire quella Pace di cui il biellese e tutto il mondo hanno tanto bisogno.

Grazie

Don Michele Berchi, rettore del Santuario di Oropa

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