Discorso del Rettore di domenica 27 agosto

Discorso del rettore alle autorità in occasione dell’anniversario dell’Incoronazione e della consacrazione delle Basiliche

Spettabili autorità della città di Biella, Civili e militari,

mi permetto di porgervi il mio saluto tradizionale in questa solennità in cui a Oropa celebriamo l’anniversario dell’incoronazione e della Consacrazione delle due Basiliche, permettendomi di indirizzare il vostro sguardo e la vostra attenzione a qualcosa che a prima vista non si vede e non si nota. C’è un aspetto di Oropa infatti che fa di questo Santuario quello che è, si tratta di un aspetto che a definirlo si rischia di ridurlo a un’astrazione moralista, o peggio a uno slogan, per questo più che definirlo occorre coglierlo in atto. Bisogna come “riconoscerlo tra le pieghe della vita del Santuario”. Ma per far questo occorre vivere la vita quotidiana del Santuario, il giorno a giorno: nelle domeniche dove lo tsunami della folla lo invade, e nei giorni feriali dove invece la vita scorre nella preparazione, nella manutenzione, nelle piccole e grosse beghe che devono essere affrontate e risolte.  

È per questo, che porgendovi questo saluto io, che ho l’onore di vivere qui, sento anche il dovere di testimoniarvi, raccontarvi quello che voi potreste non vedere.

Prima, accennando a questo fattore nascosto ho detto “qualcosa”, ma avrei dovuto invece dire “qualcuno”, infatti dietro ogni cosa che i nostri occhi vedono, qui, adesso, ciò che rende possibile Oropa (diciamo così) è la gratuità di decine e decine di persone. Questo è l’aspetto di cui oggi in questo saluto voglio indicarvi come il fattore più importante da guardare insieme.

Oropa vive, concretamente vive, della gratuità di tante tantissime persone, e non mi riferisco innanzitutto a coloro che generosamente contribuiscono economicamente con le loro offerte (certo! anche, ma non basterebbero i soldi, pur essenziali, per far vivere e splendere questo luogo), mi riferisco proprio a tante persone che con il loro generoso lavoro, per lo più nascosto, senza mai salire alla ribalta, preparano, comprano, puliscono, ordinano, stirano, cuciono, accolgono, e fanno altre mille cose che non si possono elencare.

Dovrei innanzitutto citare chi amministra questo Santuario che lo fa senza compenso alcuno, ma non me ne abbiamo gli amministratori (…) se oggi colloco fra i primi banchi altri protagonisti di Oropa che normalmente questi banchi li puliscono e li preparano ma non ci si siedono.

A cominciare dai volontari della Confraternita di Oropa, …. Ma vedete… già dicendo così si scade in un anonimato, in un cliché, mentre io mi voglio riferire a ciascuna di quelle persone che compongono la Confraternita e che ogni santa domenica, e spesso anche non di domenica, si alzano presto al mattino e, che sia bello, piova o nevichi si dirigono al Santuario per servire le migliaia di pellegrini che verranno a far visita alla Madonna. No, mi sbaglio! Non solo per quelli che vengono per le funzioni religiose, ma anche per quelli che vengono “solo” per mangiare la polenta a casa della Madonna o per fare una passeggiata. La Confraternita, e gli Amici di Oropa insieme, sono solo un esempio. Forse il più imponente. Poi ci sono coloro che aiutano a comperare e a mettere i fiori, che accolgono nei chiostri, coloro che qualunque sia la necessità si fanno in quattro per rispondervi, ecc

E questa è la gratuità dei cosiddetti volontari, senza la quale questo luogo letteralmente chiuderebbe i battenti in poche settimane.

Ma non basta! Io voglio anche parlarvi di quella gratuità e disponibilità di coloro che lavorano ad Oropa: i dipendenti. Sono una schiera e non si vedono mai. Certo sono pagati come legge comanda, tutti! Quindi, direte, non si tratta di gratuità! Ma vi sbagliereste.

Se poteste passare qualche ora all’Ufficio Sante Messe, o all’ufficio Accoglienza, o negli uffici amministrativi o in rettorato, o poteste accompagnare gli operai nelle mille imprevedibili incombenze quotidiane, come posso fare io, capireste quanto vi sto raccontando. Io sono testimone di una gratuità e una disponibilità che va molto al di là dello stipendio e spesso giunge fino a quello che io chiamo “il martirio della pazienza” e che non chiede compenso se non quella soddisfazione di poter servire questo Santuario e che riempie il cuore.

Quante volte davanti a reclami magari anche leciti, ma più spesso davanti alle pretese inaudite di gente maleducata, ho visto i nostri dipendenti ricevere ingiuste umiliazioni (e a volte insulti) senza che reagissero e con la unica preoccupazione che il Santuario non facesse una brutta figura!

Magari non sempre chi la pratica è cosciente dell’origine di questa gratuità, ma basta un attimo di leale riflessione per rendersi conto che questo è il segno inequivocabile di Colei che è piena di gratuità, della Madonna di Oropa, La piena di grazia.

Spettabili autorità, perché vi racconto tutto questo in quello che dovrebbe essere un semplice saluto?

Mi permetto di farlo per due ragioni: la prima è che per parlare, per decidere, per dare suggerimenti, e per collaborare con Oropa occorre sapere quanto vi sto raccontando. La gratuità e la carità sono per Oropa come l’anima per il corpo, non si vede, ma è così presente e concreta che quando manca, il corpo è morto.

La seconda è perché, ringraziando tutti coloro che ho voluto ricordare, desidero indicare a me e a voi una strada di collaborazione: oso infatti domandare alla Madonna di Oropa, per me e per voi, quello spirito di gratuità e carità senza il quale qualunque ruolo e qualunque istituzione civile o religiosa, potrà pur essere integerrima, ma rimarrebbe così disumana che, invece di collaborare a risolvere i problemi ne costituirebbe uno più grande.

Che la Madonna benedica voi e il vostro operato, Grazie!

Don Michele Berchi

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