Corona della Madonna di Oropa del 1920

La corona del 1920: breve storia di un testimone speciale

La corona posata sul capo della Vergine Bruna l’ultima domenica di agosto del 1920 è un testimone speciale di quest’ultimo secolo.

Sarà sostituita quest’anno, dopo cent’anni di onorato servizio.

È quindi doveroso tributare i giusti onori a quella “vegliarda” e non c’è modo migliore per farlo che rievocarne la nascita. Il 26 gennaio 1920 l’Amministrazione del Santuario di Oropa scrisse alla ditta Fratelli Bertarelli di Milano, via Broletto 13, una breve richiesta di manifestazione d’interesse e conseguente preventivo di spesa. Senza fronzoli. Non sembra che ci fossero state precedenti occasioni di rapporti tra il Santuario di Oropa e i gioiellieri milanesi (attivi fin dal 1795), perciò è plausibile che qualcuno avesse fatto il nome della ditta meneghina (e non di altre potenziali concorrenti) segnalandola per quella commessa così importante.

Stabilimento Bertarelli
Lo stabilimento della ditta Fratelli Bertarelli in un catalogo aziendale del 1910

Non è difficile immaginare chi possa essere stato a dare quel consiglio: il cavalier Carlo Gualino, membro della famiglia di orefici biellesi e amministratore delegato di Oropa, che probabilmente conosceva per affidabili quei suoi colleghi lombardi (ed è curioso che molte delle lettere dei Bertarelli fossero erroneamente indirizzate non al citato Carlo, ma a suo padre Giuseppe, fondatore dell’oreficeria di Riva: un lapsus significativo). Il 29 gennaio gli interpellati risposero affermativamente, chiedendo però subito lumi circa le dimensioni e la forma della corona da realizzare. A Oropa le idee erano chiare, ma non chiarissime. Si voleva qualcosa di similare a quella in essere, anzi se ne voleva utilizzare l’oro e le gemme (suggerendo però di non riciclare proprio tutto) conferendo al nuovo ornamento un aspetto nuovo, ma non troppo distante dalla tradizione.

Il 10 febbraio, Ettore Mari, incaricato dai Bertarelli a seguire l’importante cliente biellese, era già di ritorno da Oropa con la corona del 1820 al seguito per poter “ragionare” con i suoi titolari su come recuperarne il metallo e le pietre nel miglior modo possibile. Il 25 febbraio i milanesi spedivano a Biella una piccola pisside commissionata dal suddetto cavalier Gualino. Il giorno successivo l’Amministrazione del Santuario di Oropa inviava a Milano un elenco dettagliato delle gemme di proprietà disponibili per impreziosire la nuova corona. Due giorni dopo i Bertarelli accusavano ricevuto un certo quantitativo di quel materiale. Il 10 marzo i fratelli Bertarelli lavoravano già sul “cerchio dello stellario”, mentre la statua della Madonna Nera era inaccessibile perché chiusa nella sua cassaforte che non si poteva aprire in quanto in fase di manutenzione straordinaria. Il Mari sollecitò una soluzione del problema perché prendere le misure era fondamentale e urgente.

Nel frattempo, oltre Ticino non si stava con le mani in mano: il 22 marzo la corona per il Bambino era già quasi pronta (si trattava, in realtà, di piccole modifiche), mentre il 24 la cassaforte della Vergine Bruna era ancora chiusa, anche se ormai era questione di poco. Il 4 maggio fu inviato al Mari un altro piccolo lotto di preziosi. Il 24 maggio la corona era già a Oropa. In quella data era arrivata anche la fattura dalla ditta Colombo Abramo, evidentemente di stirpe ebraica, per la fornitura di 861 grammi d’oro necessari per il completamento della medesima (altri 20 grammi saranno acquistati più avanti). Il costo totale per il metallo prezioso fu di 7.914,60 lire. Non era la prima volta che oggetti destinati alla Vergine Bruna fossero, in toto o in parte, di “origine” israelitica.

Dopo averla visionata e approvata, gli Amministratori rispedirono la corona a Milano per eventuali ultimi ritocchi e per ragioni di sicurezza. Sarebbe stata ritirata dagli stessi Amministratori martedì 10 agosto. Una settimana prima, esattamente il 4 agosto, i Bertarelli comunicarono che erano avanzati alcuni “ritagli” di lamina e un po’ di limatura d’oro (circa 350 grammi). Nella stessa lettera i meneghini chiedevano se inviarli a Oropa o se cambiarli presso il banco Colombo Abramo & C. scontandoli dalla fattura già emessa. Si optò per quest’ultima soluzione. Poco prima dell’Incoronazione (12 agosto) si fecero i conti. La ditta Fratelli Bertarelli espose una parcella di 6.593 lire (lavoro 4.400 lire, tassa al 15% 660 lire, sovrattassa sulla tassa a favore dei mutilati di guerra 33 lire, spese di viaggio, disegni, saggi sul metallo e astucci 1.500 lire). Alla fine, il costo vero fu di 6.668 lire, perché giovedì 19 agosto un “operaio” specializzato venne a Biella fuori programma per supervisionare alle prove di posa in opera del gioiello. La fattura fu pagata nell’autunno.

Danilo Craveia, archivista del Santuario di Oropa

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