Storie delle Incoronazioni: la macchina organizzativa dell’Ottocento

Fu il teologo, avvocato e canonico Ignazio Marochetti a dare il via ai preparativi con una lunga lettera che è conservata nell’Archivio storico del Santuario

In data 31 marzo 1820, il teologo e avvocato canonico Ignazio Marochetti (1867-1836), rettore del Santuario di Oropa (lo era dal 1811 non per nomina capitolare, ma per incarico napoleonico), sottoscrive un “Invito Sacro” allo scopo di informare i destinatari, con congruo preavviso, circa lo svolgimento della secolare celebrazione prevista per l’ultima domenica di agosto. Il rettore Marochetti sarà uno dei protagonisti dell’avvenimento e lascerà traccia non solo nei documenti d’archivio, ma anche nella letteratura stampata per quella occasione.

La lettera del rettore per dare lustro all’evento

Quel giorno scriveva in nome e per conto della “Illustrissima e Reverendissima Congregazione Amministratrice dell’insigne Santuario di M. V. d’Oropa”, in quel mentre, era già tutta rivolta “a procurare, che la terza centenaria Incoronazione del di Lei prodigiosissimo Simulacro cadente li 27 prossimo Agosto”. Informava circa gli sforzi in corso per accogliere tutti i devoti accorrenti e dare alle feste “il maggior lustro possibile, e corrispondano alla pubblica aspettazione”. Segnalava che si era già fatta provvista di mobili e di “letti civili”, ma le spese aumentavano in proporzione all’avvicinarsi dell’Incoronazione e occorreva, quanto meno, sistemare “un vasto braccio di fabbrica già da molti lustri costrutto, non però ancora perfezionato, e suscettibile di essere abitato nello stato attuale”. Il suddetto braccio si trovava “nella piazza esteriore del Santuario” e si può immaginare che fosse la manica dell’attuale Ufficio Accoglienza, a destra dei cancelli principali. Nel 1795 quella parte dell’ampliamento del complesso architettonico era ultimata fino al tetto, ma non all’interno.

Le spese per allestire l’ospitalità

Si trattava di allestire gli spazi: “la Congregazione è disposta a far adattare in esso provvisoriamente parecchie camere col mezzo di tavolati, e soffitti, e di mobiliarle altresì convenientemente”. Si potevano già prenotare, quelle stanze, a 750 lire cadauna. Si poteva anche più semplicemente ammobiliarle privatamente, a 500 lire, ma i mobili sarebbero rimasti a Oropa. La parte non ancora coperta con il tetto si poteva coprire e compartimentare allo stesso modo, creando altre 25 camere. Bastavano 1.000 lire per ogni vano. Questa parte del fabbricato poteva essere la porzione progettata dall’architetto Beltramo per “completare” la manica verso sud, prima che, alla fine dell’Ottocento, fosse realizzato il corpo rialzato collegato ai cancelli.

La risposta generosa della comunità

Bisognava far presto, però. Le iscrizioni e, soprattutto, i soldi dovevano pervenire alla Congregazione Amministratrice entro e non oltre “che spiri il prossimo Maggio, onde aver tempo di procedere alle operazioni dipendenti”.
Gli amministratori del Santuario di Oropa speravano di suscitare l’interesse delle più distinte persone e di far leva sul loro attaccamento alla Madonna d’Oropa. La speranza fu ben riposta. Arrivarono offerte, anche dopo l’Incoronazione, anche da parte di chi non godette di quelle camere improvvisate. Ci vollero ancora diversi anni, ma alla fine i cantieri furono chiusi, e i fabbricati ultimati.

A cura di Danilo Craveja, archivista del Santuario di Oropa

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