Frontespizio della Breve Relatione

L’antica letteratura delle Incoronazioni

Le Incoronazioni secolari della Madonna d’Oropa hanno prodotto una loro specifica letteratura, a partire dalla “Breve Relatione” di Bassiano Gatti del 1621

Fin dalla prima edizione è emersa l’esigenza di dare giusto rilievo all’evento attraverso una memoria scritta in grado di tramandare quanto avvenuto in quei giorni straordinari della fine di agosto e dell’inizio di settembre del 1620. In quel primo caso si è trattato di un unico prodotto letterario, cioè di un solo libro, ovvero la “Breve relatione dell’antichissima, et mirabilissima divotione della gloriosissima Madre di Dio del Monte Oroppa di Biella”. Con le 148 pagine del volumetto, il frate gerolamino Bassiano Gatti (Piacenza, 1562 – Bologna, 1642 circa) volle testimoniare quanto veduto in occasione di quella prima grande festa. Ma la sua opera non fu il frutto di un moto spontaneo, bensì “raccolta ad istanza delli Deputati della Congregazione del Sacro luogo”.

Il lavoro di frate Bassiano fu dato alle stampe l’anno seguente in Torino, uscendo dai torchi degli eredi di Giovanni Domenico Tarino. Dal punto di vista dei contenuti e della “struttura”, la “Breve relatione” si presenta organizzata secondo i canoni già codificati in pubblicazioni devozionali/istituzionali dell’epoca. Alla dedicazione “Al Serenissimo Signor Duca di Savoia” (datata in Biella il 10 agosto 1621), che apre il libro, segue l’avvertenza ai lettori che l’autore chiude così: questa è la “breue relatione di quanto a’ dì passati è seguito nella sua diuota, e gloriosa Coronatione, fatta dal popolo di Biella a gloria di Dio. Qui fecit mirabilia magna solus”. Un poemetto offerto alla Vergine Bruna precede la prima parte del libro, che contiene una descrizione del sito (la conca, la chiesa e gli edifici che le sorgevano attorno) e poi una presentazione della Statua, ossia la “Origine del santissimo Simolacro” e le “Fattezze del miracoloso Simolacro”, indicandone l’autore nell’evangelista Luca, che l’aveva scolpita nel legno di cedro.

Il primo dei sonetti pubblicati nel volume

A quel punto, il gerolamino, dopo aver fornito ragguagli circa la remotissima venerazione di cui la chiesa era oggetto e circa il governo del santuario (di fatto recentissimi, perché stabiliti dal vescovo di Vercelli, mons. Goria, solo nel 1614), passa a elencare i cospicui e innegabili segni della devozione e a spiegare la tradizione dei novenanti e degli altri “esercitii diuoti che si fanno nel Sacro Monte Oroppa”. Senza dimenticare le buone pratiche, ovvero gli “Avertimenti per fare che le nostre dimande siano più facilmente dalla B. Vergine essaudite”, e gli “Avertimenti nel fare, et nell’osservare i voti” cioè per fare correttamente i voti e per ricevere le grazie sperate presso la Madonna d’Oropa. Nel prossimo numero, il resto della “Breve relatione”.

A cura di Danilo Craveia, archivista del Santuario di Oropa

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