L’antico setificio del Santuario di Oropa

A Biella, la mostra dedicata alla seta allestita negli spazi dell’antica filanda del Santuario

Fino a domenica 10 marzo 2024 è possibile visitare a Biella la mostra sulla seta, allestita presso il Lanificio Maurizio Sella. La mostra “SETA. Luoghi e archivi dell’arte serica”, anche attraverso i documenti dell’Archivio Storico del Santuario di Oropa, ci riporta alla Biella proto-industriale dell’ultimo Settecento.

Non tutti sanno che a Biella, sulla sponda del Cervo che sale a San Gerolamo, sorgeva il filatoio da seta e il lanificio che la Congregazione Amministratrice del Sacro Monte di Oropa aveva voluto per impiegare i suoi capitali. Si trattava di un’attività fruttuosa, ma anche virtuosa. Albergare e far lavorare la gioventù indigente della città altrimenti oziosa e, di conseguenza, viziosa, se non criminosa. La prima pietra fu posta il 10 giugno 1695 e, da allora, diversi locatari si erano avvicendati alla conduzione della filanda da seta e del lanificio.

Il 3 gennaio 1784 gli amministratori di Oropa si erano radunati al Piano di Biella, nel salone della casa dei nobili Fantone, di fronte al notaio Decaroli, cancelliere della Curia. Cedevano in locazione l’albergo di virtù al teologo torinese don Amedeo fu Andrea Maggia. Un prete imprenditore disposto a investire su quella fabbrica che, tutto considerato, era costata tanto e aveva reso poco, ma che aveva tutte le carte in regola per rivelarsi un discreto affare, se condotta adeguatamente. Quel documento è l’ultimo dell’Ancien Régime a trattare di quell’opificio che, giusto mezzo secolo dopo, il Santuario di Oropa venderà ad Agostino Crolle e a Maurizio Sella, dando inizio a tutt’altra storia. Oggi la lavorazione della seta, che ha resistito fino alla Restaurazione, è sparita. La lana, invece, è rimasta in quegli stabili e da quella lana, marca Sella, è nato il credito capace di sostenere l’industria. Quella del 3 gennaio 1784 fu l’ultima seta biellese dell’Ancien Régime.

Il percorso espositivo – illustrato da documenti d’archivio e da una ricca selezione di oggetti, macchinari, abiti e tessuti – si dipana a partire dalla materia prima lavorata nel Settecento nelle filande del Biellese, del Cuneese e delle altre aree produttive sabaude, per poi attraversare il territorio italiano e giungere all’estremo Oriente. Vi sono approfondite alcune realtà significative del settore, come le aziende comasche che tessevano e stampavano sete per i grandi nomi dell’alta moda.

Per informazioni sugli orari di apertura: https://www.fondazionesella.org/attivita/seta-luoghi-e-archivi-dellarte-serica/

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