Omelia del Vescovo per la Processione votiva della Città di Biella a Oropa, 3 maggio 2026
Distinte Autorità, cari confratelli, fratelli e sorelle in Cristo, cari amici,
ogni anno, nella prima domenica di maggio, ci mettiamo in cammino verso il Santuario di Oropa per venerare l’effigie della nostra amata Madre celeste, la Madonna Nera di Oropa.
Ma non siamo semplicemente “pellegrini” che hanno deciso per quanto lodevole di svolgere un pellegrinaggio: siamo un Popolo, una Comunità che mantiene una promessa.
Il nostro pellegrinaggio nasce da un voto, da una parola data nei giorni difficili, quando il pericolo e la paura bussavano alle porte delle nostre case e la Città si è affidata alla venerata Madre di Dio.
Quel voto del 1599 non è passato: è presente. Non è memoria, è responsabilità. Ogni anno diciamo: “Ci siamo, Signore”. E così la memoria diventa fedeltà e la fedeltà diventa testimonianza.
Il Vangelo di questa V Domenica di Pasqua ci consegna una frase di Gesù che è un vero orientamento per le nostre scelte: «Io sono la via, la verità e la vita». Gesù non una direzione tra tante, ma la direzione; non è una risposta tra molte, ma è la verità; non è una promessa lontana, ma è la vita stessa, qui e ora.
E allora capiamo: non siamo solo diretti verso una meta per quanto importante: il Santuario di Oropa, ma siamo in cammino per seguire il Vangelo, per diventare discepoli di Cristo.
Camminare insieme, all’alba, nella fatica e nel silenzio: questa è la fede. Non comoda, non individuale. Fede è camminare insieme, è portare i pesi gli uni degli altri, è non lasciare indietro nessuno. E allora una domanda: che cosa significa oggi mantenere quel voto? Significa affidarsi, ancora. Non solo per le paure di ieri, ma per quelle di oggi: divisioni, solitudini, smarrimento. Il voto viene adempiuto quando diventa vita: pace cercata, bene condiviso, attenzione a chi è solo, speranza per i giovani e anziani, cura per chi soffre. Perché il rischio è chiaro: un rito senza vita si svuota, una tradizione senza cuore si spegne.
La Madonna Nera ci insegna proprio questo: una fede concreta, umile, perseverante; una fede che ascolta, custodisce e agisce. E allora ecco il punto: una Città che cammina insieme ritrova sé stessa, ma senza conversione personale anche il gesto più bello resta incompleto. Per questo oggi serve un passo in più: non ripetere, ma rinnovare; non custodire, ma incarnare; non arrivare soltanto, ma ripartire. Ripartire da Oropa, ripartire dalla nostra fede.
Fratelli e sorelle, il mondo non ha bisogno di spettatori passivi, ma di testimoni: uomini e donne capaci di scegliere il bene comune prima del proprio interesse. E allora chiediamo, in questa Eucaristia, che la Madre ci accompagni non solo lungo questa strada, ma lungo tutte le strade della nostra vita.



