Omelia per l’inizio dell’anno Pastorale di domenica 24 settembre 2023
Carissimi,
nella liturgia di oggi – XXV domenica del T.O. – inizia la lettura della Lettera di San Paolo ai Filippesi, cioè ai membri della comunità che l’Apostolo stesso fondò nella città di Filippi, importante colonia romana in Macedonia, oggi Grecia settentrionale.
Paolo giunse a Filippi durante il suo secondo viaggio missionario, provenendo dalla costa dell’Anatolia e attraversando il Mare Egeo. Fu quella la prima volta in cui il Vangelo giunse in Europa.
Mi pare importante prendere spunto da questa lettera di San Paolo, anche per il nostro inizio di anno pastorale che viviamo insieme, con questa solenne celebrazione, in onore della Santa Madre di Dio.
Quando Paolo scrivi ai Filippesi siamo intorno all’anno 50, dunque circa vent’anni dopo la morte e la risurrezione di Gesù.
Eppure, nella Lettera ai Filippesi, è contenuto un inno a Cristo che già presenta una sintesi completa del suo mistero: incarnazione, chenosi, cioè umiliazione fino alla morte di croce, e glorificazione. Questo stesso mistero presto diventerà un tutt’uno con la vita di ogni cristiano, come è stata la vita dell’apostolo Paolo, che scrive questa lettera mentre si trova in prigione, in attesa di una sentenza di vita o di morte.
Egli afferma: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21).
È un nuovo senso della vita, dell’esistenza umana, che consiste nella comunione con Gesù Cristo vivente; non solo il ricordo di un personaggio storico, un maestro di saggezza, un leader religioso, ma la comunione con un uomo in cui abita personalmente Dio. La sua morte e risurrezione è la Buona Notizia che, partendo da Gerusalemme, è destinata a raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, e a trasformare dall’interno tutte le culture, aprendole alla verità fondamentale: Dio è amore, si è fatto uomo in Gesù e con il suo sacrificio ha riscattato l’umanità dalla schiavitù del male donandole una speranza affidabile.
Oggi viviamo in un’epoca di nuova evangelizzazione. E’ tempo di ripartire con la consapevolezza che accostarsi alla Parola di Dio è credere che il Libro della Bibbia contiene la vivente parola di Dio per noi. Che è un libro “ispirato”, cioè scritto, sì, da autori umani, con tutti i loro limiti, ma con l’intervento diretto di Dio. Un libro umanissimo e, nello stesso tempo, divino. Che parla all’uomo di tutti i tempi, gli rivela il senso della vita e della morte. Soprattutto gli rivela l’amore di Dio.
Se tutte le Bibbie del mondo, diceva sant’Agostino, per qualche cataclisma, andassero distrutte e ne rimanesse una sola copia e anche di questa copia non fosse leggibile che una sola pagina e di questa pagina una sola riga; se questa riga fosse quella della prima lettera di Giovanni dove è scritto: “Dio è amore”, tutto sarebbe salvo. Perché tutta la Scrittura si riassume qui. Essa è una lettera d’amore inviata da Dio all’umanità.
Questo spiega come mai tante persone si accostano alla Bibbia senza cultura, senza grandi studi, con semplicità, credendo che è lo Spirito Santo che parla in essa e vi trovano risposte ai loro problemi, luce, incoraggiamento, in una parola vita.
Gesù diceva: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La parola di Dio ci è necessaria per la vita dello spirito come il pane per la vita del corpo.
Vasti orizzonti si aprono dunque all’annuncio del Vangelo, mentre regioni di antica tradizione cristiana sono chiamate a riscoprire la bellezza della fede.
Protagonisti di questa missione sono uomini e donne che, come san Paolo, possono dire: “Per me vivere è Cristo”.
Persone, famiglie, comunità che accettano di lavorare nella vigna del Signore, secondo l’immagine del Vangelo di questa domenica (cfr Mt 20,1-16).
Operai umili e generosi, che non chiedono altra ricompensa se non quella di partecipare alla missione di Gesù e della sua Chiesa. “Se il vivere nel corpo – scrive ancora san Paolo – significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere” (Fil 1,22): se l’unione piena con Cristo al di là della morte, o il servizio al suo corpo mistico in questa terra.
Cari amici, il Vangelo ha trasformato il mondo, e ancora lo sta trasformando, come un fiume che irriga un immenso campo. Rivolgiamoci in preghiera alla Vergine Maria, nostra amata Regina di Oropa, perché in tutta la Chiesa, e nella nostra Diocesi, maturino vocazioni sacerdotali, religiose e laicali per il servizio della nuova evangelizzazione.
Mons. Roberto Farinella, Vescovo di Biella