Omelia del Vescovo per la Festa della Candelora

L’omelia del vescovo Mons. Farinella per la Festa della Candelora ( Presentazione di Gesù al Tempio)

Carissimi fratelli e sorelle,
è un giorno radioso, di fede, quello che oggi celebriamo posto tra il Natale del Signore e il mistero della sua Pasqua che ci prepariamo a celebrare.

Nella quotidianità cittadina purtroppo ormai non ci si accorge quasi più che il 2 febbraio si celebra una festa importante, antichissima, comune alle Chiese dell’Oriente e dell’Occidente: la Candelora. È una festa in cui sono confluite diverse tradizioni e quindi diversi significati, soprattutto di come il cristiano sa leggere il tempo presente alla luce della fede in Cristo, che viene a visitare il suo Popolo.

L’occasione immediata: sono passati quaranta giorni dalla nascita del Figlio di Dio. Maria e Giuseppe, portano Gesù al Tempio di Gerusalemme per presentare il sacrificio di purificazione prescritto. Della scena descritta nel Vangelo di Luca, la liturgia ha posto l’accento soprattutto su un aspetto: l’incontro tra il Bambino Gesù e il vecchio Simeone; perciò, nel mondo ortodosso la festa ha ricevuto il nome di incontro. In questo stare insieme del bambino con l’anziano, la Chiesa vede raffigurato l’incontro tra il mondo antico, quello pagano che va piano piano scomparendo e il nuovo inizio in Cristo; tra il tempo dell’Antica Alleanza che sta per finire e il tempo nuovo della Chiesa. Questo incontro è speranza per tutti, perché svela il senso della vita, della storia. Solo in Cristo, l’atteso delle genti, possiamo avere salvezza, futuro, redenzione.

Così tocchiamo il secondo significato che la liturgia attribuisce a questo giorno: le parole di Simeone, che chiama il bambino “luce per illuminare le genti”.

Sulla base di queste parole si celebra il giorno liturgico come festa delle luci. La luce calda delle candele è l’espressione della luce più grande che si sprigiona in tutti i tempi dalla persona di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. “La storia – spiegando questa festa aveva affermato Papa Benedetto XVI – è rovina, è caos, se non è rivolta al soprannaturale”.

La processione delle luci, quando una volta il sacerdote era rivestito con i paramenti liturgici neri, rappresenta l’incontro simbolico che si verifica tra il caos (il buio) e la luce: emerge la verità fondamentale la luce ha vinto le tenebre e ci dà il coraggio, nello sforzo di migliorare il mondo, di non considerare il soprannaturale come una perdita di tempo, ma come l’unica via che può dare un senso al caos (J. Ratzinger da “Le cose di lassù” 1986-2008 – Libreria Editrice Vaticana).

Ci aiuti Maria che oggi contempliamo nell’atto di presentare il suo Figlio Gesù al Padre a compiere questo cammino di purificazione e di conversione come via di testimonianza e di pace per il bene della Chiesa e dell’umanità tutta.

Mons. Roberto Farinella, 2 febbraio 2024

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