Veduta di Oropa

L’ambiente di Oropa: il paesaggio mutevole delle Incoronazioni (prima parte)

Le Incoronazioni centenarie della Madonna d’Oropa si sono svolte in un paesaggio straordinario, quello della cangiante e superba conca oropea.

Il rapporto tra quei grandi eventi e l’ambiente circostante si è via via posto come una dialettica reciproca: l’organizzazione degli appuntamenti secolari ha dovuto e saputo adattarsi in un contesto di certo non facile (per la quota, per il clima, per la difficoltà di accesso, per le caratteristiche del terreno ecc.), ma viceversa, proprio la volontà di incoronare la Regina dei Monti di Oropa ha indotto i devoti biellesi a intervenire di volta in volta sulla situazione.

Veduta di Oropa di Pietro Antonio Billotti (1792-1878), litografate da Felice Festa, risalenti al 1820-1821. La vallata e la conca come appariva allora

Le Incoronazioni centenarie sono state il principale “motore” dei cambiamenti introdotti dall’uomo nell’ambiente oropeo (eccezion fatta per i disboscamenti e i rimboschimenti periodici, che hanno prodotto o che sono stati prodotti dalla espansione o riduzione della superficie destinata al pascolo): ad ogni scoccare di secolo, Oropa ha mutato il e nel paesaggio. Naturalmente non si è trattato di “salti”, quanto piuttosto di fenomeni più o meno lenti che, però, avevano riscontro diretto e più percepibile proprio all’approssimarsi delle Incoronazioni o durante il loro svolgimento.

Il sempre crescente “concorso” di popolo si misurava meglio nelle Incoronazioni, e tale incremento ha portato allo sviluppo volumetrico del complesso santuariale. Attorno al primitivo esiguo nucleo, si è aggregato un proporzionato (anche se spesso avvenne che non bastasse…) aumento di spazi destinati all’ospitalità degli accorrenti.

Reseghini all’opera nei boschi di Oropa all’inizio del Novecento (la fotografia proviene dall’Archivio Fotografico della Biblioteca Civica di Biella)

Spazi dapprima ricavati senza un vero e proprio progetto, poi con un’idea architettonica precisa, prospettica e simmetrica, che ha portato a un consistente consumo di aree verdi allo scopo di renderle “abitabili”. O di destinarle ad altre forme del culto, come nel caso del Sacro Monte, nato a ridosso dell’Incoronazione del 1620. O di rimodellarle seguendo una finalità non tanto funzionale quanto estetica, come lo spianamento del colle di San Francesco (che ha generato il Prato Grande o “delle oche”) portato a termine tra il 1720 e il 1820. O di ridefinirle nell’ottica dell’accessibilità, in relazione alla strada che sale da Biella (nel 1620 era una mulattiera, mentre nel 1820 era già carrabile), ma anche di quella che raggiunge la Valle Cervo attraverso la Galleria Rosazza, senza tralasciare i tanti sentieri nati per agevolare l’afflusso anche valicando le montagne, e senza dimenticare la tramvia, che nel 1920 era già in esercizio. O di plasmare a tal punto lo “sfondo” da modificare la visione stessa di Oropa con la costruzione della Chiesa Nuova.

Il cantiere della Basilica Superiore nel 1919

La Basilica Superiore è il più rilevante dei gesti creativi compiuti dagli uomini a Oropa, tanto che il significato simbolico della sua presenza è ancora più importante della sua effettiva funzione. E in questo senso il percorso è ancora in itinere: quella del 2020 sarà la prima Incoronazione a tenersi al suo interno, sotto la sua inconfondibile cupola (quella del 1920 fu celebrata a edificio quasi finito). Senza le tappe centenarie di cui si avvicina la quinta, l’antropizzazione di Oropa non avrebbe avuto una così profonda e rapida realizzazione.

Ecco perchè occorrerà tornare sull’argomento….

Danilo Craveia, archivista del Santuario di Oropa

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